Archivi tag: saghe familiari

Il duca e io, conosciamo la famiglia Bridgerton

Oggi Netflix rilascia la seconda parte della terza serie, sembra uno scioglilingua, di Bridgerton. E io, proprio ieri sera, ho finito il romanzo che dà avvio alla saga, Il duca e io. Daphne è la prima a scendere in campo: conquisterà il marito che la madre desidera per lei? Venite che vi racconto. E vi lascio anche la ricetta dei biscotti in foto!

Trama

Londra, 1813. Simon Basset, duca di Hastings, è perseguitato da madri di fanciulle da marito impegnate a combinare matrimoni, possibilmente quello della loro prole con lui. Anche la madre di Daphne Bridgerton è indaffaratissima per trovare lo sposo perfetto alla sua figliola. Assillati ciascuno a suo modo dalle ferree leggi del “mercato matrimoniale”, Simon e Daphne escogitano un piano: si fingeranno fidanzati e così saranno lasciati finalmente in pace. Non immaginano che la passione possa scoppiare davvero.

Daphne al debutto 

Come nelle altre stagioni, le differenze tra serie tv e romanzo sono parecchie e, in un certo senso, modificano il corso degli eventi, ma non del finale, come sempre. Le differenze principali, e più importanti, riguardano il ruolo di Daphne in società, nel romanzo è alla sua seconda stagione mentre nella serie sta debuttando, e il suo rapporto con il duca, che nel romanzo conosce già mentre nella serie tv non l’ha mai visto.  L’aspetto interessante è che in entrambi i casi non partiamo dal fratello più grande, Anthony, ma da una sorella.

Chi è Daphne 

Daphne è la sorella maggiore, quella che nella vita, più di tutte le altre, ha sempre voluto sposarsi e avere figli. E questo, per mamma Bridgerton, è un pericolo. Dato che li vuole tutti felicemente sposati, come lei e il marito, deve impedire che la figlia scelga un marito su presupposti per lei sbagliati. Ma, ma…le regole della società impongono a una ragazza di non rimanere troppo “sul mercato”, altrimenti brucia tutte le sue possibilità. Vi ricorda qualcosa? Eh sì, esatto, Anne Elliot di zia Jane Austen ce la ricorda da vicino.

Daphne e Simon

Libri o serie tv che sia, Daphne e Simon come coppia funzionano, insieme rafforzano le loro qualità personali. Lei gli offre la famiglia che non ha mai avuto, lui il padre dei suoi figli che ha sempre sognato. Gli altri fratelli sono sullo sfondo, emerge solo Anthony, non a caso protagonista del secondo libro. I tratti ironici e leggeri cui Julia Quinn ci ha abituato, qui non mancano di certo. Una lettura gradevole per chi ama il genere romance storico, indubbiamente.

L’elenco dei romanzi, in ordine cronologico: 

Il duca e io (Daphne)
Il visconte che mi amava (Anthony)
La proposta di un gentiluomo (Benedict)
Un uomo da conquistare (Colin)
A sir Philip, con amore (Eloise)
Amare un libertino (Francesca)
Tutto in un bacio (Hyacinth)
Il vero amore esiste (Gregory) 
9 Felici per sempre (8 “secondi epiloghi”) 

Leggi anche:

I biscotti di Lady Whistledown, una ricetta facile facile. Anche con videoricetta 

Penelope e Colin, segreti in casa Bridgerton

Penelope e Colin Bridgerton. Come suona ? Bene, Penelope è innamorata di Colin da sempre. E lui? Lui non vuole sposarsi, men che meno con Penelope Featherington! Sarà proprio vero? Con queste premesse, inizia il nuovo capitolo della saga Bridgerton. Da oggi anche su Netflix.

Trama

Colin Bridgerton è l’uomo più affascinante di Londra, lo sanno tutti. Penelope Featherington adora da sempre il fratello della sua migliore amica, e dopo una vita passata a osservarlo pensa di sapere tutto di lui. Fino a quando non scopre il suo più profondo segreto, e si accorge di non conoscerlo affatto. Ma anche Penelope nasconde un segreto, e per Colin svelarlo sarà la sfida più intrigante.

Penelope

Ah, la società. quanto male può fare a chi non si allinea, oggi come allora. Penelope è diversa ed essere diversa per una donna è imperdonabile. Talmente imperdonabile, che la conseguenza è spesso la perdita di autostima, anche nelle donne più intelligenti.

Nel suo intimo, lei sapeva chi era. Una persona  intelligente, gentile e spesso spiritosa. Ma chissà perché, la sua vera personalità si perdeva tra il cuore e la bocca e lei si trovava a dire sempre la cosa sbagliata, o addirittura a tacere.

Per fortuna, la società è formata da individui, ognuno con la sua sensibilità e complessità. Ed ecco che per Colin Bridgerton Penelope era “sorprendente”.  La coppia Colin – Penelope è forse una delle più riuscite tra quelle che ho letto finora. Forse, perché hanno una passione in comune, e questo è un legante fortissimo per qualsiasi storia d’amore. C’è anche una certa sintonia nel non sentirsi all’altezza, aspetto piuttosto sorprendente, soprattutto da parte di lui. Capisco come mai la produzione Netflix abbia deciso di saltare il terzo romanzo, omaggio a Cenerentola, e passare direttamente al quarto.

Lady Danbury

E poi ci sono gli aiutanti, dove forse non penseresti di trovarli. Magari altre donne, che come te in fondo in fondo hanno imparato a muoversi, ma hanno un fuoco dentro: “Non è bello? Scoprire che non siamo esattamente quello che pensiamo di essere?” A quel punto si allontanò, lasciando Penelope a chiedersi se anche lei non fosse quello che pensava di essere. Forse, ma solo forse, era qualcosa di più.

La saga Bridgerton

Ammetto che per me, come già vi ho detto in precedenza, la saga ha perso mordente. Se non fosse per la curiosità di sapere come va a finire per gli otto fratelli, e anche per seguire meglio la serie tv, penso che mi sarei già fermata. Qui torna per brevi ma significative pagine Daphne, la protagonista del primo libro,  Eloise, non tanto quanto avrei pensato considerando che lei e Penelope dovrebbero essere amiche, Violet, molto meno delle altre volte, forse perché Colin è più indipendente e Hyacinth. Ma emerge Lady Danbury e il cambio tutto sommato è soddisfacente. Anche i segreti e i colpi di scena tengono, quindi tutto sommato direi che finora Penelope e Colin Bridgerton sono la coppia migliore, ma anche il libro è il migliore.  Anche perché, mentre nella serie l’identità di Lady Whistledown viene svelata quasi subito, qui il mistero è fitto. Almeno inizialmente.

Per voi invece? Qual è il libro più bello della saga Bridgerton? Fatemi sapere nei commenti! 

L’elenco dei romanzi, in ordine cronologico: 

Il duca e io (Daphne)
Il visconte che mi amava (Anthony)
La proposta di un gentiluomo (Benedict)
4 Un uomo da conquistare (Colin)
A sir Philip, con amore (Eloise)
Amare un libertino (Francesca)
Tutto in un bacio (Hyacinth)
Il vero amore esiste (Gregory) 
9 Felici per sempre (8 “secondi epiloghi”) 

Leggi anche: 

I biscotti più buoni di Bridgerton, parola di Lady Whistledown. Con videoricetta!

 

Le Sette sorelle: quarto libro, CeCe

CeCe è una delle sorprese di questa mia estate di vacanze in città. Ne ho avute più di una, piano piano ve le sto raccontando. Questo è il quarto libro della saga di Lucinda Riley che leggo e non è che mi aspettassi grandi variazioni sul tema. Infatti non ce ne sono, ma la scrittrice inglese qui, secondo me, inizia a prendere confidenza con questa narrazione monumentale che ha ideato. Venite che vi racconto.

Trama

Da quando Star non vive più con lei, CeCe si sente sola, vulnerabile e inadeguata. Ha ormai perso tutto: il rapporto speciale che aveva con la sorella, e anche l’ispirazione per i suoi quadri. In fuga da una vita in cui non si riconosce più, si ritrova in volo per l’Australia, sulle tracce che il padre le ha lasciato prima di morire: una foto in bianco e nero e il nome di una donna sconosciuta. Ma quello che doveva essere lo scalo di una notte a Bangkok si trasforma nella prima tappa di un viaggio eccitante e avventuroso. Sulle meravigliose spiagge di Krabi, CeCe incontra Ace, un giovane affascinante, solitario e alquanto misterioso. Tra un bagno nelle acque cristalline e una cena romantica, Ace l’aiuta a scoprire la storia della sua antenata Kitty McBride, donna forte e coraggiosa, emigrata in Australia agli inizi del Novecento: sulla scia fatale di una rarissima perla rosata, Kitty si ritrova divisa tra l’amore di due fratelli rivali, e al centro delle trame di una famiglia che possiede un vero e proprio impero… Quando infine CeCe arriva nel caldo feroce del deserto australiano, la sua creatività si risveglia all’improvviso: forse questo continente immenso e selvaggio è davvero la sua casa?

Prima sorpresa: CeCe

Il personaggio di CeCe è sorprendente. Nel terzo libro, La ragazza nell’ombra, ci eravamo fatti un’idea di questa ragazza che non corrisponde alla realtà. Elemento che preoccupava, e non poco, anche la scrittrice. “ Temevo che i lettori si fossero già fatti un’idea sbagliata su di lei, leggendo i libri precedenti, perché l’avevo dipinta come dispotica e brusca“. In pratica, siamo caduti nel tranello di Lucinda Riley, la quale, giustamente, ci ricorda che “ci sono sempre due versioni della medesima storia“. Infatti, CeCe è una ragazza in cerca di se stessa, delle sue radici, ma anche delle sue capacità. La dislessia che l’attanaglia, è stata sempre un freno alla sua evoluzione, come artista e come donna. E anche quel guardarsi allo specchio e non sentirsi come le sorelle…perché? Un motivo c’è, e lo capiremo alla fine di questo romanzo.

Seconda sorpresa: gli aborigeni

Lucinda Riley ha compiuto un lungo lavoro di ricerca per questa saga, andando nei posti che ha poi descritto nei volumi. In questo caso, CeCe arriva alla Missione di Hermannsburg, vicino ad Alice Springs, in cerca delle sue radici. E lì conosce Albert Namatjira, il più famoso artista aborigeno australiano del Ventesimo secolo. Sul suo blog, Lucinda ci racconta che Hermannsburg era una missione luterana fondata nel 1877 da pastori della Germania del nord, ma diventò presto un villaggio interculturale. Uno dei primi pastori, Carl Strehlow, che tradusse la Bibbia nella lingua arrernte, ebbe un figlio, Theodor (Ted) che nella Ragazza delle perle è amico di Charlie. Divenne un famoso antropologo, e contribuì a diffondere nella società australiana la cultura arrernte. Il pastore Albrecht rilevò la Missione di Hermannsburg nel 1922 e insieme a Ted Strehlow, sostenne Albert Namatjira e i suoi compagni artisti aborigeni, adoperandosi affinché venissero costruiti più insediamenti aborigeni. Albert fu di ispirazione per altri giovani pittori aborigeni e successivamente fondò la scuola di Hermannsburg. Nel 1957, Albert e sua moglie Rubina furono i primi aborigeni a cui furono riconosciuti pieni diritti di cittadinanza.

Terza sopresa: le perle

Non credevo che la storia delle perle mi avrebbe appassionato. Invece, è andata proprio così. Mi sembra, e voi espertissimi di questa scrittrice mi confermerete o meno, che la saga libro dopo libro stia salendo di livello. La storia delle perle, e della perla maledetta, è vera, e mi ha ricordato la storia dei corallari di Sveva Casati Modignani in Palazzo Sogliano. Il fatto che a raccogliere le perle a mani nude mandassero le donne aborigene, attività molto pericolosa, non poteva non farmi pensare alle haenhyeo, le donne pescatrici coreane.
CeCe
E la storia in sé di CeCe, o come preferisco chiamarla io Celaeno? E’ interessante, ma a volte sembra che Lucinda Riley preferisca il passato al presente. Alcune scoperte che la quarta sorella fa su di sé avrebbero meritato, a mio parere, più spazio. Come i genitori di queste sorelle, quando va bene la storia si ferma ai nonni. Perché? Mi sarebbe piaciuto poterlo chiedere a Lucinda Riley direttamente, ma purtroppo non sarà possibile. L’unica cosa sicura, è che andrò avanti con la serie. Anche perché, in questo romanzo ha nascosto talmente tanti indizi, alcuni li ho colti e alcuni no, che non posso fare altrimenti!
E voi? A che punto siete? In ritardo come me, o avete già finito?

“Ci sono tantissime leggende sulle Sorelle, ma questa è solo nostra”.
Come fanno a essere simili in tutto il mondo?
Quando furono raccontate la prima volta, oltre duemila anni fa, non è che i Greci potessero mandare una mail agli Aborigeni, o i Maya parlare al telefono coi giapponesi. Che tra terra e cielo ci fosse un legame più grande di quanto avessi mai considerato?

La saga delle sette sorelle: tutti i titoli

  1. Le sette sorelle. La storia di Maia, 2015
  2. Ally nella tempesta, 2016
  3. La ragazza nell’ombra, 2017
  4. La ragazza delle perle, 2018
  5. La ragazza della Luna, 2019
  6. La ragazza del Sole, 2020
  7. La sorella perduta, 2021
  8. Atlas: la storia di Pa’ Salt, 2023

Leggi anche: 

Le sette sorelle: il primo libro, Maia

Le sette sorelle: il secondo libro, Ally

Le sette sorelle: il terzo libro, Star

Il segreto della bambina sulla scogliera – Lucinda Riley

Le Sette sorelle, Lucinda Riley annuncia una novità

Anne Berest, chi ha inviato La cartolina?

Anne Berest è la mia prima scoperta del 2023. Pensavo di sapere tutto su nazismo, ebrei e deportazione. Invece, avevo sottovalutato un aspetto fondamentale: la storia la scrivono i vincitori. E ai vincitori non piace ricordare cosa è successo in tempo di guerra. Soprattutto, se la storia alla fine tira fuori la verità. Ecco cos’è stato per me questo libro: un po’ saggio, un po’ autobiografia, un po’ (credo) romanzo.

Trama

Nel 2003 la madre di Anne Berest riceve una strana cartolina anonima sulla quale sono scritti soltanto quattro nomi, Ephraïm, Emma, Noémie e Jacques, ovvero i nonni e gli zii morti ad Auschwitz. Lì per lì pensa a uno scherzo di cattivo gusto, la mette in un cassetto e se la dimentica. Quasi vent’anni dopo, però, Anne Berest decide di scoprire chi l’abbia mandata. È l’inizio di un’indagine a ritroso nel tempo in cui Anne ricostruisce la storia della sua famiglia, ebrei russi approdati a Parigi dopo una rocambolesca fuga. Dieci anni di pace prima che la Francia sia invasa dalla furia nazista e la persecuzione degli ebrei diventi un incubo che avrà per quella famiglia un tragico epilogo. Alla fine, Anne scoprirà chi ha mandato la cartolina, ma la cosa non è importante quanto il risultato delle sue ricerche, che la porterà a capire cosa abbia significato essere ebrei durante il Novecento e cosa significhi oggi.

Una neomamma che si chiede da dove viene 

Il libro di Anne Berest ha molti pregi. Uno dei quali è presentarci una famiglia di ebrei non osservanti, che vivono esattamente come qualsiasi laico nel proprio Paese. Ad Anne serve una rottura, in questo caso il suo diventare madre, per interessarsi davvero alle sue origini. Anche perché nella sua famiglia c’è molto di taciuto. La nonna non amava ricordare la sua tragedia e ne parlava poco, quasi sempre alla nipote. Che per pudore, o intuendo che fosse qualcosa di troppo grande per lei, evitava di parlarne alla madre. Queste figure di donna, nei loro silenzi, sono molto potenti. In quante famiglie succede lo stesso? In tante. Siamo abituati alla figura del superstite come a colui, o colei, che deve tramandare la memoria perché certi fatti non accadano più. Invece accadono ancora oggi, sono sotto i nostri occhi. E non tutti vogliono parlarne. O denunciare. O addirittura ricordarli. “Nei momenti di instabilità economica e sociale aumenta la paura del diverso, dell’altro, che sia donna, straniero, migrante o ebreo. Per questo è importante ricordare le tragedie del passato”, afferma la scrittrice.

Un viaggio nel passato

La cartolina rompe il silenzio. Chi l’ha mandata? E perché? Anne Berest e la madre si mettono alla ricerca della persona che l’ha spedita. Così facendo, Anne scopre che la madre già in passato aveva tentato qualche ricerca. Purtroppo senza grandi successi, perché Myriam (nonna di Anne e madre di Lélia) è stata per tutta la vita una figura sfuggente. Anne a un certo punto dice una cosa che mi ha colpito molto: “ci guardava e sembrava che nei nostri sguardi, nelle nostre risate, vedesse qualcun altro. Era lì, ma da un’altra parte”. La cartolina rappresenta il sottile filo col passato, leggendo capirete perché. Intanto, posso dirvi che la cartolina raffigura l’Opéra Garnier, con il timbro del Louvre. Entrambi gli elementi sono importanti. “Non siamo mai stati religiosi ed era come se la nostra identità ebraica esistesse attraverso le definizioni degli altri. Il passato continuava a entrare nel presente. Era giunto il momento di indagare la storia della mia famiglia e mi è subito tornata in mente la cartolina“.

Il puzzle si ricompone

E così, passo dopo passo, tassello dopo tassello, Anne Berest riesce a ricostruire la storia dei suoi antenati, dei bisnonni e dei prozii che non sono più tornati dalla deportazione. E con loro, la storia e le figure di chi è stato causa o spettatore degli eventi che hanno portato alla tragica fine di questa famiglia. Myriam si è salvata per caso e per fortuna. Gli altri componenti della famiglia avrebbero potuto salvarsi, se solo Ephraïm avesse dato ascolto agli avvertimenti e non alla sua volontà di trasformarsi in un francese in tutto e per tutto. E’ interessante anche come Anne Berest ci mostri senza filtri la differenza di giudizio tra lei e la madre, tra la prima generazione nata dopo la guerra e l’ultima nata durante la guerra. Tra la passione di chi ha subìto e la razionalità di chi non ha vissuto.

“Mamma, non ti sembra strano che allevano maiali pur essendo ebrei?”

Se ne fregavano completamente! …poteva avere un senso nei Paesi caldi…ed Ephraïm non era osservante“.

“Forse il fatto che il direttore agricolo dice di non essere competente è una forma di resistenza. Non occuparsene è un modo per impedire che le cose vengano fatte”.

“Sei un’ottimista. Non so proprio da chi hai preso”. 

“Smettila! Non sono ottimista, penso solo che si debbano prendere in considerazione le due facce della medaglia. In tutta questa storia mi affascina pensare che in una stessa amministrazione pubblica, quella francese, possano coesistere stronzi e persone come si deve”. 

Le due facce della medaglia

Questo è un altro punto molto interessante, che fa di questo libro, secondo me, una buona lettura per i ragazzi da consigliare a scuola. Innanzitutto, esplora il ruolo dei Paesi vincitori della seconda guerra mondiale nella discriminazione prima e nella deportazione poi degli ebrei. Ruolo di cui non si parla mai, o solo di sfuggita. Eppure, anche in Francia c’erano i campi di concentramento. I fratelli di Myriam finiscono a Pithiviers, nella Loira. Prima “accolgono” i giovani, poi le altre categorie, per rispettare i numeri imposti dai tedeschi. Perché questa distinzione?

“Lo so, sembra strano, perché abbiamo in testa le immagini di intere famiglie arrestate insieme, figli, genitori, nonni… Ma esistevano vari tipi di arresto. Il progetto del Terzo Reich , lo sterminio di milioni di persone, era talmente di ampia portata che hanno dovuto scaglionarlo su vari anni. Abbiamo visto come in un primo tempo le ordinanze puntassero a neutralizzare gli ebrei per impedire loro di agire. Hai capito il giochino?”. “Sì, separare gli ebrei dalla popolazione francese, allontanarli fisicamente, renderli invisibili”. “Addirittura nella metropolitana, dove non potevano più salire nei vagoni dei francesi…”. “Ma non tutti sono rimasti indifferenti”. 

No, non tutti sono rimasti indifferenti

Anne Berest ci racconta di persone che hanno aiutato, o provato ad aiutare, gli ebrei. Molte sono donne, anche di loro si parla poco nella storia dei vincitori, di solito uomini: Janine Picabia, la sorella di nonno Vicente, una delle poche donne a capo di una rete di resistenza, Gloria. La madre di Janine, Gabrielle Picabia, un’artista prestata alla resistenza. Adélaïde Haas Hautval, medico e psichiatra francese, imprigionata nel campo di concentramento di Auschwitz, e prima nel campo francese di Pithiviers dove conobbe la sorella di Myriam Noémie e la scrittrice Irène Némirovsky, curava i prigionieri e si rifiutò di collaborare con la sperimentazione medica nazista. È stata nominata Giusta tra le Nazioni nel 1965. Samuel Beckett, anche lui si unì alla resistenza.

I palazzi raccontano

E ci racconta di luoghi che conosciamo bene, anche se forse meno bene per la loro storia. Come l’Opéra Garnier, che durante la guerra diventò il posto di ritrovo e di divertimento dei nazisti. O come l’ufficio postale del Louvre, il più grande di Parigi e aperto h24, per questo il preferito da chi voleva inviare notizie ai familiari. Vi avevo detto sopra che erano dettagli importanti…non a caso nella foto in evidenza del blog c’è proprio l’Opéra, che ho visitato durante il viaggio a Parigi

E ci racconta tanto altro. Per esempio, come la Francia abbia tentato di seppellire sotto un tappeto elegante i fatti avvenuti durante la guerra e come altre figure abbiano lottato, e ancora lottino, per far emergere la verità, Ma temo che finirei per annoiarvi. Quello che posso fare, è consigliarvi questo libro, dopodiché ognuno attiverà gli approfondimenti che ritiene utili in base ai suoi interessi. Ma non fatevelo sfuggire, questo posso senz’altro dirlo.

Avete altri libri da suggerirmi? Avete dei ricordi da condividere? Scrivetemi nei commenti.

Leggi anche:

Il Giorno della Memoria, Shoah e non solo

Altri consigli di lettura per Il giorno della memoria

Parigi val bene una messa. E una mousse al cioccolato

Le Sette sorelle: primo libro, Maia

Le Sette sorelle e un Pa’. L’idea di base mi ha attirato fin da subito: sette sorelle adottate dai quattro angoli del pianeta, ognuna con una storia complessa alle spalle, ognuna con un nome astrale. Cosa si cela dietro queste adozioni di un uomo, Pa’ Salt, così venerato dalle figlie e che morendo ha lasciato degli indizi? Mistero, avventura, amore. Gli ingredienti per piacermi ci sono tutti. Quindi, visto che manca solo un romanzo alla fine, mi sono decisa a iniziare. E sono partita da Maia, l’unica delle sorelle ad abitare ancora con il padre.

Trama 

Bellissima, timida e solitaria, Maia è l’unica delle sue sorelle ad abitare ancora con il padre ad Atlantis, lo splendido castello sul lago di Ginevra. Ma proprio mentre si trova a Londra da un’amica, giunge improvvisa una telefonata: Pa’ Salt è morto. Quel padre generoso e carismatico, che le ha adottate da bambine raccogliendole da ogni angolo del mondo e dando a ciascuna il nome di una stella, era un uomo di cui nessuno, nemmeno il suo avvocato e amico di sempre, conosceva il passato. Rientrate precipitosamente nella villa, le sorelle scoprono il singolare testamento: una sfera armillare, i cui anelli recano incise alcune coordinate misteriose. Maia sarà la prima a volerle decifrare e a trovare il coraggio di partire alla ricerca delle sue origini. Un viaggio che la porterà nel cuore pulsante di Rio de Janeiro. Con l’aiuto dell’affascinante scrittore Floriano, Maia riporterà alla luce il segreto di un amore sbocciato nella Parigi bohémienne degli Anni ’20, inestricabilmente legato alla costruzione della statua del Cristo che torreggia maestosa su Rio. Una vicenda destinata a stravolgere la vita di Maia. 

Un mix che funziona

La storia di Maia mi è piaciuta, è stato coinvolgente seguire le ricerche sul suo passato, incontrare personaggi realmente vissuti, con un mix tra fantasia e verità che funziona. Solo che ho trovato Le sette sorelle un po’ sbilanciato sul passato. D’accordo che Maia sia alla ricerca del suo passato, però ha anche un presente da vivere. La storia d’amore che stravolge la sua vita, si svolge molto in fretta. Troppo, secondo me.  Perché dare tutto quello spazio a Izabela, quasi niente alla figlia e pochissimo alla bisnipote? Soprattutto, perché liquidare una rivelazione sulla vita passata di Maia in un nanosecondo? Ma come! Sembra piazzata lì in modo quasi strumentale, avrebbe meritato più di spazio. Come forse più spazio avrebbe meritato il filo conduttore, di cui alla fine del primo libro sappiamo molto poco. Perché, in fondo, l’amore della vita e il mistero delle origini sono proprio quello che ci interessa sapere. Comunque, andiamo avanti col secondo libro, la storia di Ally. Vi farò sapere se Lucinda Riley scopre più carte o no.

E voi amanti di Lucinda Riley? Qual è finora il libro del vostro cuore? Le Sette sorelle o un altro? Scrivetemi nei commenti! 

Leggi anche: 

Le Sette sorelle: secondo libro, Ally

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Il segreto della bambina sulla scogliera – Lucinda Riley

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Le Sette sorelle, Lucinda Riley annuncia una novità

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"