Archivi tag: anni 2000

Il diavolo veste Prada e tratta da schifo le assistenti

Oggi finisco Il diavolo veste Prada e che danno in televisione stasera? Il diavolo veste Prada. Ovviamente lo sto guardando e scrivo in diretta cosa penso del romanzo. Venite che vi racconto.

Trama

Vestiti di lusso, feste esclusive, cascate di flash e fiumi di champagne. Chi rifiuterebbe un lavoro nel mondo dorato delle riviste di moda? A ventitre anni, con una laurea in lettere in tasca e in testa il sogno di diventare scrittrice, Andrea Sachs si presenta a un colloquio per un posto da assistente nella redazione di “Runaway”. Nessuno osa dire di no a Miranda Priestley, la regina indiscussa del fashion system globale e Andrea non fa eccezione. Accantonati felpe, blue-jeans e ambizioni letterarie, si ritrova a completa disposizione della mitica, esigentissima Direttrice.

Altro che diavola, la direttrice 

Il romanzo sembra più che ispirato alla figura di Anna Wintour, storica direttrice di Vogue America, che ha da pochissimo lasciato l’incarico. La quale, infatti, pare abbia minacciato la produzione del film. Sono convinta che siano giunti a un accordo, perché in effetti il modo in cui viene rappresentata Miranda Priestley è proprio la grande differenza tra film e libro. Perché diciamocelo, nel romanzo Miranda non è un diavolo, è una vera e propria str. Tanto che con Andreaaa finisce….come finisce non ve lo dico, lo leggerete voi.

Un’autobiografia?

Torniamo al romanzo.  I punti di contatto tra la protagonista Andrea sono innumerevoli: stessa laurea, stesso primo lavoro, stesso viaggio con lo zaino in giro per il mondo, stessa ricerca della casa a Manhattan, stessa famiglia ebraica…diciamo che l’autrice è stata brava a trasformare un’esperienza sicuramente traumatica e stressante in un lavoro che le ha cambiato la vita.

Un ambiente tossico

Alla fine è questo che mi ha lasciato la lettura: vale la pena sbattersi per gente che neanche ti vede e pensa solo a solleticare il suo ego? Probabilmente le stesse che si vendicano per una vita che fuori dall’ufficio le vede molto, ma molto, meno protagoniste? La risposta la sappiamo tutti, ma quante persone ogni giorno cadono in questa rete e rimangono impigliate? Io la chiamo schiavitù moderna, voi? Raccontatemi chi è il vostro diavolo lavorativo nei commenti.

Leggi anche: 

Nadia Morbelli, Hanno ammazzato la Marinin

Nadia Morbelli scomparsa dai radar scrittori già da un po’. Hanno ammazzato la Marinin è il suo romanzo d’esordio, dove fa capolino per la prima volta…Nadia Morbelli. Eh sì, la protagonista si chiama proprio come lei. Venite che vi racconto.

Trama

È la vigilia di Pasqua e Genova è sommersa da una pioggia torrenziale. Cullata dalle suadenti note di una musica jazz, Nadia Morbelli, redattrice quarantenne magra come un’acciuga e dai capelli rosso fuoco, è immersa in un più che meritato bagno caldo, quando improvvisamente nel palazzo salta la luce. Lì per lì non ci fa troppo caso. Tre giorni dopo, però, suona alla porta un agente di polizia per comunicarle che proprio quella sera, sul suo stesso pianerottolo, è stata ammazzata la Marinin, l’anziana vicina di casa che da poco si è trasferita dal paese d’origine di Nadia…

A spasso di qua e di là

Dico immediatamente una cosa: se è un giallo classico che state cercando, non lo troverete in mezzo a queste pagine. Che ci portano a spasso di qua e di là, tra chiacchiere di paese, aperitivi, cene, su e giù per i colli liguri. Forse l’equivoco lascia interdetti i lettori che pensavano di trovarsi di fronte a una storia completamente diversa, complice anche la copertina gialla limone, che effettivamente farebbe pensare a tutt’altro.

Scelta curiosa del nome  

In realtà l’intento della scrittrice, penso, sia più delineare una certa modalità di vita e pensiero della provincia italiana che raccontarci come mai la Marinin sia deceduta e per mano di chi. Alla fine lo svela, perché Nadia, tra una chiacchiera e l’altra, mette insieme i pezzi. Forse avrebbe dovuto essere preparato diversamente questo finale, perché qualche indizio andava disseminato anche prima, per seguire i voli pindarici di Nadia Morbelli. Omen omen, sceglie una protagonista col suo nome, scelta curiosa e anche densa di significati. E sceglie, questo è un elemento positivo per me, un tutore dell’ordine che non è esattamente nei sogni di ogni lettrice, né un uomo turbato da chissà quale passato burrascoso. Talmente poco significativo che a un certo punto sparisce, per ripresentarsi anche lui verso la fine.

Strano, molto strano

Che dire? Non so se mi ha convinto. Forse fin dall’inizio. Possibile che quest’anziana decida di spostarsi dal paese e andare a vivere proprio nello stesso palazzo di Nadia e che, con questo livello di gossip noioso e continuo, lei non sapesse per via indiretta già tutto su questa famiglia, ma che se lo faccia raccontare a omicidio avvenuto? Strano, molto strano, direbbe l’indagatore che è in me. Minimo minimo, andava inserita anche lei nell’elenco dei sospettati iniziali, anche perché unica presente (a Genova?) nel palazzo al momento dell’omicidio.

Leggi anche: 

Teresa Papavero e La maledizione di Strangolagalli 

Biscotti e sospetti indiani di Stefania Bertola

Biscotti e sospetti è uno dei romanzi di Stefania Bertola più conosciuti e apprezzati. Neanche questo riesce nell’improba impresa di scalzare dal primo posto il mio preferito, che è sempre Romanzo rosa. Tra opere d’aria e improbabili vendite, venite che vi racconto com’è andata la lettura, casualmente proprio mentre ero in viaggo per Torino.

Trama

Violetta Chiarelli, commessa, e sua sorella Caterina, sarta e minuscola imprenditrice in proprio, vivono in affitto in un’elegante villa in collina, dividendo le giornate con gli altri inquilini: Rebecca Demagistris, una madre separata alle prese con tre bambine, Mattia Novalis, un architetto di interni ricercatissimo per il suo pessimo gusto e il fisico prestante,  Emanuele Valfrè, romantico e affascinante proprietario delle omonime vetrerie, tornato da Calcutta con una moglie che sembra intenzionata a rovinargli la vita. 

Ci mette un po’ a partire

Tanti personaggi e innumerevoli situazioni, non sempre correlate alla storia, né portate fino in fondo. Superato lo scoglio della sistemazione di tutti i pezzi, vi confesso con qualche passaggio un po’ noioso in mezzo, alla fine tutto va val posto giusto e, finalmente, possiamo tifare per il lieto fine e per Violetta. Trovo comunque sempre spassoso lo stile di Bertola, non a caso la traduttrice di Sophie Kinsella, e la sua carrellata di personaggi improbabili e riusciti proprio per questo. La storia, invece, avrebbe forse dovuto avere il suo fulcro nella ricerca di Parvati, che avrebbe potuto, e forse dovuto, coinvolgere tutto il condominio. Peccato perché Stefania Bertola avrebbe potuto farne due romanzi, Biscotti e sospetti e Dov’è finita Parvati. Magari le do un’idea per il prossimo romanzo.

Libro da ombrellone

Anche Biscotti e sospetti rientra nel novero del libro da ombrellone di Rosamunde Pilcher, perciò lo consiglio per qualche ora di lettura leggera e senza pensieri.

Leggi anche: 

Sempre di Stefania Bertola, come autrice o traduttrice

Non è stagione, Rocco, eppure nevica

Non è stagione, eppure nevica. Non è Roma, Rocco, eppure  qualcuno l’ama. Non è Marina, eppure…Non è un incidente, né un allontanamento volontario. E’ la terza avventura di Rocco Schiavone, il fortunato personaggio creato da Antonio Manzini. Stavolta, le cose si complicano. Venite che vi racconto.

Trama

Un camion con targa falsa e due disgraziati sopra finisce in un fosso. La questura indaga. I Berguet, ricca famiglia di industriali valdostani, hanno un segreto, Rocco Schiavone lo intuisce per caso. È scomparsa la figlia Chiara Berguet, studentessa molto popolare tra i coetanei. Inizia così per il vicequestore una partita giocata su più tavoli: scoprire cosa si cela dietro la facciata irreprensibile di un ambiente privilegiato, sfidare il tempo in una corsa per la vita, illuminare l’area grigia dove il racket e gli affari si incontrano. Intanto cade la neve ad Aosta, ed è maggio: un fuori stagione che nutre il malumore di Rocco. E come venuta da quell’umor nero, un’ombra lo insegue per colpirlo dove è più doloroso.

Scende la neve ed è silenzio

Non è stagione è il terzo romanzo di Antonio Manzini che leggo, dopo Pista nera e La costola di Adamo. Se il secondo mi aveva dato l’idea di un finale soprendente ma non convincente, stavolta la trama si fa più complessa. Temi e situazioni diverse si intrecciano, si torna a parlare meno dell’ispettore e più dei casi che si presentano in questura. La situazione sentimentale sembra sempre più impantanata e nel caos, quella lavorativa pure. Ecco che, allora, scende la neve, bianca e fresca, ad attutire il rumore della solitudine e dei rimorsi. Stavolta, quello che domina sono le coincidenze, che rischiano di far perdere la vita a qualcuno. Curioso, come l’ultimo libro di cui vi ho appena parlato.  E il malaffare, o l’avidità come volete chiamarlo, che ci sta seppellendo tutti. Ma non sotto la neve.

“Ogni volta che hai a che fare con questa gente, con questa merda, diventi merda anche tu. Sappilo. A poco a poco, sempre di più, e arriverà un giorno in cui ti guarderai allo specchio e dirai: ma chi è quest’uomo che ho davanti? E non c’entra la vecchiaia, Italo, io sto parlando di una cosa qui dentro. Muore ogni giorno con questo schifo. Con questo fango. Non ce la faccio più a buttarmi dentro ‘sta fogna”. 

Antonio Manzini chiude il caso, senza sbavature, e ci dà come antipasto una vista sulla prossima storia, con battute un po’ hollywoodiane, ma ci passiamo sopra. E, allora, che prossima storia sia. A presto con la quarta uscita, Era di maggio.

I romanzi di Rocco Schiavone, in ordine di uscita 

  • Pista nera (2013)
  • La costola di Adamo (2014)
  • Non è stagione (2015)
  • Era di maggio (2015)
  • 7-7-2007 (2016)
  • Pulvis et umbra (2017)
  • Fate il vostro gioco (2018)
  • Rien ne va plus (2019)
  • Ah l’amore l’amore (2020)
  • Vecchie conoscenze (2021)
  • Le ossa parlano (2022)
  • ELP (2023)
  • Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Sud America? (2023)
  • Il passato è un morto senza cadavere (2024)

Mister OK, il 2024 parte male

Quest’anno è andata male, la tradizione di Mister Ok è stata rispettata solo in parte. Dal 1946 i romani si riuniscono su Ponte Cavour per dare il benvenuto al nuovo anno. Oggi il sole si è nascosto, ma la folla si è affacciata lo stesso sulle sponde del biondo Tevere. Solo che c’è stato un fuoriprogramma. Ora vi racconto.

 Il quartetto

Il quartetto si presenta al completo: Maurizio Palmulli, settantenne e attuale Mister Ok, che si tuffa con Marco Fois, Simone Carabella e Valter Schirra. E così, esattamente a mezzogiorno, partono i tuffi. 

Inizia Simone Carabella con un tuffo a candela

Tuffo capodanno 2024 2

A seguire, Valter Schirra, con un tuffo ben eseguito e il gesto di Mister Ok a indicare che va tutto bene quando riemerge. 

Tuffo capodanno 2024 3

Chiude, l’airone Marco Fois. 

Tuffo capodanno 2024 4

Rimane solo il protagonista, Mister OK, al secolo Maurizio Palmulli. Ma qui c’è il colpo di scena: Mister OK quest’anno non ce la fa, rinuncia, per malanni fisici. Però è qui, a festeggiare con gli altri, e come grida qualcuno tra la folla: “a volte, ci vuole più coraggio a fermarsi che ad andare avanti”. Noi li aspettiamo tutti l’anno prossimo, puntuali a Ponte Cavour!

Tuffo capodanno 2024 1

Perché Mister Ok?

Ve lo spiego qui.

Tuffo capodanno 2024 5

Vi piace questa tradizione romana? Cosa succede dalle vostre parti il primo dell’anno? Raccontatemi nei commenti!

Leggi anche:

Romancè segreta: Farnesina e Monte Mario

Mister Ok a Roma e il 2023 può partire