Reggiseni e manici di scopa, aspettando la Befana

Reggiseni e manici di scopa è il primo libro per ragazzi di Sarah Mlynowski, che conoscevo già per i romance divertenti che mi ha fatto leggere. Questo è il primo della trilogia Magic in Manhattan in cui le ragazze scoprono di avere poteri magici in famiglia. Loro li erediteranno? Venite che vi racconto.

Trama

Rachel ha quattordici anni e il suo problema più grave, come per milioni di coetanee, è la mancanza di seno. Questa condizione è resa ancora più penosa dal fatto che sua sorella Miri, di due anni più piccola, è già molto più formosa di lei. E non basta: i suoi genitori hanno divorziato, il padre si sta risposando con una donna odiosa e la madre rifiuta di comprarle il cellulare. Un giorno, proprio la madre racconta alle figlie uno scottante segreto di famiglia: a volte le ragazze scoprono di avere dei poteri magici. Rachel, che a differenza di Miri non ha ricevuto i poteri, decide di usare la sorellina per risolvere tutti i suoi problemi…

Rachel

Rachel è la voce narrante della storia, quella che ci racconta dal suo punto di vista quello che succede. Lo stile è quello di una quattordicenne che passa di palo in frasca, ha grandi idee, rovina clamorosamente sulle bucce di banana, e cerca l’amore mentre si guarda il seno allo specchio. Cioè, come una normale adolescente in ogni parte del globo e in qualsiasi generazione. La differenza è che non abbiamo poteri magici per cambiare le cose, anche se li vorremmo tanto, anche da adulte.

Miri

Miri è la sorella minore, quella fortunata che ha ereditato i poteri. Attenzione, che non può usare per motivi personali, come nelle migliori tradizioni streghesche. Eppure, un sistema per impedire che il padre sposi una strega travestita da bionda ci deve essere. Questa parte è molto divertente, soprattutto perché miri ha solo dodici anni e sembra già determinata nelle sue scelte di vita, prima su tutte il vegetarianesimo. Il legame tra sorelle è molto forte, tanto nella finzione quando nella vita. Infatti il romanzo è dedicato alla sorella della scrittrice,  e l’amore traspare in ogni passaggio.

Consiglio di lettura

Per questo lo consiglio come lettura dai 10 anni, magari da inserire nella calza della Befana, o come regalo tra sorelline e amichette. Vi farò sapere se anche gli altri romanzi della trilogia valgono la lettura.

Intanto, voi avete già regalato o letto Reggiseni e manici di scopa? Scrivetemi nei commenti che ne pensate!

La trilogia
  • Reggiseni e manici di scopa
  • Rospi e baci con la lingua
  • Incantesimi e sacchi a pelo

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Alessandra Carnevali e Uno strano caso per il commissario Calligaris

Alessandra Carnevali ha esordito con questo romanzo, con cui presenta Adalgisa Calligaris, una commissaria tutt’altro che docile. Dopo aver combattuto la criminalità organizzata, torna nella verde Umbria per riposarsi, ma si sa, alcune persone a riposo non possono proprio stare. E un tranquillo paesello si trasforma nel teatro di pluriomicidi. Venite che vi racconto.

Trama

Adalgisa Calligaris ne ha fatta di strada, dopo avere lasciato Rivorosso. Ha accumulato successi combattendo il crimine organizzato e ora ha deciso di concedersi un po’ di riposo. Quale posto migliore del suo paese natale? Al massimo dovrà acciuffare qualche ladruncolo. E lei, donna dura, brusca, per niente bella ma con un’intelligenza imbattibile, non ne è certo spaventata. E invece, a qualche ora dal suo insediamento, la tranquilla cittadina di provincia viene scossa dal rinvenimento di un cadavere. Il corpo è quello di Margot Cambiano, cittadina americana e ospite della Rosa e l’ortica, un centro per il benessere psicofisico nella campagna umbra, frequentato da una ricca clientela internazionale. È da lì che iniziano le indagini…

Adalgisa

Nel frattempo, siamo arrivati alla nona indagine di Adalgisa Calligaris, quindi il personaggio funziona. Come sempre nelle serie lunghe, il primo libro serve soprattutto a inquadrare il contesto e i protagonisti. In questo caso, siamo di fronte a una donna scorbutica, dura, con un’ironia tutta sua, che fa scoppiare a ridere anche i suoi malcapitati sottoposti. Certo, non è proprio fortunata, né nel lavoro, né in amore, ma non le mancano certo le doti giuste per tirarsi fuori dai guai.

Il giallo

Il giallo ideato da Alessandra Carnevali, invece, scorre tranquillo e il lettore può arrivare alla soluzione con gli elementi che vengono forniti qui e là. Ammetto che il finale mi ha un po’ spiazzato, avrei pensato a una Adalgisa Calligaris in forte crisi per un errore abbastanza grave, ma non succede niente di tutto questo. Hercule Poirot, che viene esplicitamente citato nel testo con il richiamo ad Assassinio sul Nilo di Agatha Christie, non avrebbe mai perso di vista i sospettati. Non dico di più, leggete e commentate sotto se siete d’accordo.

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Il diavolo veste Prada e tratta da schifo le assistenti

Oggi finisco Il diavolo veste Prada e che danno in televisione stasera? Il diavolo veste Prada. Ovviamente lo sto guardando e scrivo in diretta cosa penso del romanzo. Venite che vi racconto.

Trama

Vestiti di lusso, feste esclusive, cascate di flash e fiumi di champagne. Chi rifiuterebbe un lavoro nel mondo dorato delle riviste di moda? A ventitre anni, con una laurea in lettere in tasca e in testa il sogno di diventare scrittrice, Andrea Sachs si presenta a un colloquio per un posto da assistente nella redazione di “Runaway”. Nessuno osa dire di no a Miranda Priestley, la regina indiscussa del fashion system globale e Andrea non fa eccezione. Accantonati felpe, blue-jeans e ambizioni letterarie, si ritrova a completa disposizione della mitica, esigentissima Direttrice.

Altro che diavola, la direttrice 

Il romanzo sembra più che ispirato alla figura di Anna Wintour, storica direttrice di Vogue America, che ha da pochissimo lasciato l’incarico. La quale, infatti, pare abbia minacciato la produzione del film. Sono convinta che siano giunti a un accordo, perché in effetti il modo in cui viene rappresentata Miranda Priestley è proprio la grande differenza tra film e libro. Perché diciamocelo, nel romanzo Miranda non è un diavolo, è una vera e propria str. Tanto che con Andreaaa finisce….come finisce non ve lo dico, lo leggerete voi.

Un’autobiografia?

Torniamo al romanzo.  I punti di contatto tra la protagonista Andrea sono innumerevoli: stessa laurea, stesso primo lavoro, stesso viaggio con lo zaino in giro per il mondo, stessa ricerca della casa a Manhattan, stessa famiglia ebraica…diciamo che l’autrice è stata brava a trasformare un’esperienza sicuramente traumatica e stressante in un lavoro che le ha cambiato la vita.

Un ambiente tossico

Alla fine è questo che mi ha lasciato la lettura: vale la pena sbattersi per gente che neanche ti vede e pensa solo a solleticare il suo ego? Probabilmente le stesse che si vendicano per una vita che fuori dall’ufficio le vede molto, ma molto, meno protagoniste? La risposta la sappiamo tutti, ma quante persone ogni giorno cadono in questa rete e rimangono impigliate? Io la chiamo schiavitù moderna, voi? Raccontatemi chi è il vostro diavolo lavorativo nei commenti.

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Julia Quinn e una spia della corona molto attraente

Leggere Julia Quinn senza nominare i Bridgerton sembra impossibile e infatti li nomino, in apertura. Ma la spia della corona apre una  duologia, pubblicata dalla scrittrice subito prima del suo più grande successo e uscita in Italia di recente con una nuova edizione.  Ho trovato il primo e l’ho letto, venite che vi racconto cosa ne penso.

Trama

Caroline Trent è una giovane ereditiera in fuga dal suo tutore, determinata a sfuggire a un matrimonio indesiderato. Durante la sua fuga viene scambiata per una spia spagnola da Blake Ravenscroft, un agente della Corona inglese, che la rapisce per interrogarla. Blake, segnato da un passato doloroso, si ritrova coinvolto suo malgrado in un’avventura piena di fraintendimenti, intrighi e attrazione crescente. Mentre i due cercano di capire le rispettive identità e motivazioni, nascono sentimenti che metteranno alla prova le loro convinzioni e il loro futuro.

Nel mondo delle spie

Innanzitutto, mettiamo da parte i Bridgerton, perché qui siamo su una cifra molto leggera, ironica e con molti meno personaggi rispetto alla saga Netflix più conosciuta. Qui entriamo nel mondo delle spie, dove Caroline entra solo perché viene scambiata per la spia “Carlotta de Leon”. Siccome anche lei è interessata a nascondersi dallo zio orco, decide non solo di sfruttare l’occasione per avere un tetto sulla testa, ma anche di farsi andare via la voce per non essere interrogata dal suo carceriere.

Il protagonista, Blake Ravenscroft, sembra una spia molto, molto goffa. A parte che s’infatua subito della prigioniera, nell’attività di spia della corona non ne azzecca una, neanche si rende conto che la donna catturata non è spagnola ed è più giovane di come dovrebbe essere, tanto che alla fine la lettrice è contenta di vedere che Caroline decide di dargli una mano. Il secondo aspetto che convince sono i domestici di casa, il domestico Perriwick e mrs Mickle.

Perriwick e mrs Mickle

Mi hanno fatto morire, sono divertenti e gentili e adorano Caroline.

“Anch’io lo sarei”, disse Blake ironicamente, “se Perriwick e la signora Mickle mi trattassero in questo modo.” Caroline si voltò verso di lui con un sorriso malizioso, l’impulso di prenderlo in giro era troppo forte per essere ignorato. “Su, su, non essere sgarbato perché i tuoi domestici preferiscono me.” Blake fece per dire qualcosa, poi si limitò a ridere.

La spensieratezza

E’ questo quello che Caroline porta nella vita di Blake. E’ una ragazza che guarda la luna per trovare conforto, quel conforto che l’uomo non riesce a trovare dopo la morte della sua compagna. Caroline è giovane, spensierata nonostante la vita difficile che ha avuto, può essere un’alleata nella vita segreta che lui conduce…

Da leggere? Diciamo che gli elementi ci sono tutti, anche se ancora un po’ grezzi. L’ironia e alcune parti molto divertenti salvano una storia che per il resto rimane sempre in bilico tra la farsa e il romance più stereotipato.

I libri della duologia

  1. La spia della corona
  2. Io ti avrò 

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Biscotti, dolcetti e una tazza di tè 

 

I valori che contano – Diego De Silva

De Silva e I valori che contano. Sottotitolo: avrei preferito non scoprirli. E siamo così giunti al penultimo capitolo della serie, almeno per ora. I valori che contano è il quinto volume della saga Malinconico di Diego De Silva. Stavolta, il nostro avvocato deve affrontare più di un problema, uno più serio dell’altro. Uno, forse si è innamorato. Due, ha un sindaco alle calcagna. Tre, un ospite indesiderato da cacciare. La sua proverbiale ironia, lo salverà? Venite che vi racconto.

Trama

Se non vi è mai successo di nascondere in casa una ragazza in mutande appena fuggita da una retata in un bordello al quarto piano del vostro palazzo, non siete il tipo di persona a cui capitano queste cose. Malinconico, oltre a patrocinare la fuggiasca in mutande, dovrà affrontare la malattia che lo travolgerà all’improvviso. Perché ai personaggi capita quello che capita alle persone. E quando diventano di famiglia, di libro in libro li vediamo innamorarsi, nascondersi, combattere, ridere, ammalarsi: vivere, in una parola.

Per fortuna l’abbiamo scoperto

Finalmente in questo volume tornano protagonisti Malinconico e le sue bizzarre vicende.  Come vi avevo raccontato, sembrava quasi che De Silva non avesse più niente da dire e che usasse Vincenzo per parlare in realtà con e di se stesso. Invece, l’avvocato d’insuccesso a farsi mettere da parte non ci pensa proprio. d’altra parte, alcuni personaggi vivono di vita propria, soprattutto se hanno successo anche in televisione.

I valori quanto contano?

In questo episodio, l’avvocato deve affrontare dei problemi grandi, sia sul lavoro sia a livello personale. Ed è in questi casi che esce fuori quello che hai costruito. Il nostro avrà tanti difetti, ma è di buon cuore e non faticherà a trovare conferma dell’amore che lo circonda. il problema, però,  è sempre lo stesso. Vi chiedo e mi chiedo: possibile che uno aspetti sempre i momenti no per capire cosa conti davvero nella vita? Chissà se nella sesta uscita Diego De Silva mi darà una risposta. L’unica cosa che so, è che non ci sarà il personaggio che qui mi ha lasciato qualcosa sul serio e che quietamente lascia il campo. Voi, intanto, potete rispondermi quando volete nei commenti 🙂

Voi avete letto questa serie? Che ne pensate? Quale dei libri vi è piaciuto di più?

Serie di Vincenzo Malinconico in ordine

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Terapia di coppia per amanti – Diego De Silva

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