Una vita – Guy de Maupassant

una vita guy de maupassant

270px-La_Parure_-_Gil_Blas Una vita (titolo originale Une vie) è il primo romanzo di Guy de Maupassant, comparso originariamente come romanzo d’appendice nel 1883 sul quotidiano Gil Blas.

Jeanne, Giovanna, unica figlia del barone Simone-Jacques Le Perthuis e di sua moglie Adelaide, è una giovane aristocratica, che dopo essere stata educata nel collegio religioso del Sacro Cuore fino all’età di 17 anni, nel 1819 va a vivere nella residenza di famiglia “I pioppi” della famiglia, in una casa lasciatale in eredità dal padre vicino alla località normanna di Yport: qui vive giorni felici carichi di sogni e di aspettative per il futuro. Dopo solo tre mesi di fidanzamento va in sposa al visconte Julien de Lamare, Giuliano, di cui è platonicamente innamorata, ma, appena tornati dal viaggio di nozze in Corsica così carico di romanticismo e di passione, la sua vita reale prende inaspettatamente una piega ben più triste. Il marito si rivela ben presto per quello che è realmente, un uomo avido ed egoista, meschino e del tutto indifferente alla vita coniugale. Giovanna scopre poco dopo cosa si cela dietro tanta freddezza, la tresca con la sua sorella di latte e domestica Rosalie, Rosalia, che partorisce in casa il figlio di Giuliano. Anche dopo l’allontanamento di Rosalia, Giuliano continua a tradire la moglie con una vicina di casa, Gilberte, Gilberta, finché muore tragicamente ucciso insieme all’amante dal marito di lei durante una tempesta. Giovanna riversa allora il suo amore sul suo unico figlio Paul, Paolo, che cresce viziato sotto l’ala protettiva e ossessiva della madre, del nonno e della zia Lisette. A quindici anni il ragazzo va a studiare nel collegio di Le Havre e lì inizia a condurre una vita sregolata, contraendo forti debiti di gioco. Jeanne ormai ridotta sul lastrico e travolta dalla depressione a causa dei debiti contratti dal figlio e della morte prima del padre e poi della zia Lisette, è costretta a vendere la residenza dei “Pioppi” per trasferirsi in campagna insieme a Rosalia, tornata per aiutarla. Quando tutto ormai sembra finito, Giovanna capisce che anche nelle situazioni più disperate della vita si possono in fondo trovare motivi per sorridere.

Dopo aver finito La metà di niente, dove Rose era alle prese con il divorzio dal marito Ben, riprendere Una vita, che già avevo iniziato, è venuto naturale.

E’ il primo romanzo di De Maupassant che leggo e il primo che lui abbia scritto. La storia è piuttosto semplice, non ci sono grandi sussulti se non nel mondo cruento in cui i due amanti “nobili” vengono eliminati. All’amante domestica di casa, invece, lo scrittore riserva un trattamento più umano, forse perché del popolo, e all’epoca le donne del popolo non avevano grandi scelte se non sottostare ai voleri dei padroni, qualunque essi fossero. C’è, però, uno spaccato del mondo femminile dell’800. La protagonista esce a diciassette anni dal convento con idee romantiche e illusorie sulla vita. I genitori, benestanti e senza grandi pretese, si limitano a viziarla, protetti e felici nel loro piccolo mondo popolato di personaggi tipici: il prete, il sindaco, i vicini aristocratici, la servitù. Nulla di più, nulla da chiedere, nulla da raggiungere. A Giovanna (ho letto un’edizione italiana molto datata, dove i nomi stranieri sono stati tutti tradotti) viene spontaneo e naturale adeguarsi senza nulla pretendere, senza nulla dare, come una qualsiasi figlia coccolata e adorata sente di poter fare. Appena si avvicina un pretendente, tutta la famiglia è concorde nell’accoglierlo in casa come uno di loro. Peccato che l’uomo sia preda dei vizi e che cerchi solo una moglie facoltosa per sistemarsi. Quando lo capisce, Giovanna abbozza un rifiuto, vorrebbe cacciarlo via, ma in pochi giorni e con laconiche parole viene ricondotta alla ragione. D’altra parte, quale uomo non ha mai tradito la moglie? E quale donna non ha mai trovato un uomo vero che riaccendesse la passione sopita? La famiglia non è certo il luogo dove si sfogano gli istinti, piuttosto un porto sicuro riconosciuto dalla comunità. Anche la campagna sembra immersa nel sonno. Tutto è sempre uguale, le stagioni si susseguono senza sorprese, la primavera torna sempre puntuale. Non a caso, gli unici atti di passione colgono i coniugi nella mia amatissima e selvaggia Corsica. Giovanna non cede al ricatto di cercare la felicità fuori dal matrimonio, ma aver aperto gli occhi non basta. Rimane supina, senza volontà, senza capacità di diventare davvero una donna, una madre, una figlia. E’ un fantoccio, in balìa degli eventi e delle persone manipolatorie che la circondano. Finché, a salvare questa disperata, non arriva un’altra donna. Anzi, non torna un’altra donna. Rosalia, la sua sorella di latte, la donna del popolo che tanto l’aveva fatta soffrire e a cui eppure lei vuole ancora bene. Sua sorella, la sua amica, se amica può essere chiamata una persona alle proprie dipendenze, prende in mano le redini e riconduce Giovanna a una parvenza di felicità. Sì, quella felicità che sembrava smarrita per sempre, accanto a una persona forte Giovanna sente di poterla di nuovo riacciuffare. Perché Rosalia possiede la saggezza del popolo e lei lo sa bene, come diceva qualcuno, che non è finita finché non è finita.

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