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Seoul, l’anima coreana in una megalopoli

Cheongo Mabi ( 천고마비, ciòngò mabi in italiano). Un detto coreano per uno di quei giorni autunnali in cui il cielo è azzurro e limpido. Cheongo (天高) significa che i cieli sono alti e blu e Mabi ((마비 馬肥) che i cavalli stanno ingrassando. Quindi si tratta dell’autunno, la stagione in cui il cielo è sereno e si mangia tanto, grazie al raccolto e al duro lavoro estivo nei campi. E’ così che mi accoglie il padrone del residence che ho prenotato a Myeongdong, uno dei quartieri centrali di Seoul. Mi accoglie con questo detto e con una mela, che divide a spicchi e dividiamo, da buoni amici. L’accoglienza è perfetta, non sono abituata. La maggior parte delle volte al massimo mi fanno vedere di corsa l’appartamento. Oppure mi teleguidano al telefono. Qui, invece, il signor Shin sembra avere tutto il tempo del mondo. 

A zonzo per i quartieri

Ho lasciato Seoul per ultima, anche se l’ho vista in due parti all’inizio e alla fine del viaggio, perché chiaramente è la città più grande, quella che vediamo più spesso nei kdrama, e quella in cui tutti i fan del kpop ambiscono ad andare. Con più di dieci milioni di abitanti nella sola area urbana, senza contare quella metropolitana, c’è tantissimo da vedere e da fare, non basterebbero mesi per girarla tutta. Ho concentrato i suggerimenti che voglio darvi in alcuni blocchi divisi per quartiere, così è più facile orientarvi e decidere cosa vedere. Considerate che i quartieri, anche quelli periferici, sono tutti organizzati nello stesso modo: hanno la zona motel, anche a ore, la zona ristoranti, una zona per il dopocena, dove si beve e ci si diverte, il centro sociale e assistenziale, rappresentato da biblioteca, aperta anche la domenica e fino a tardi la notte, una ludoteca per bambini, attività per anziani e welfare per famiglie multiculturali e un centro di assistenza medica. Come avrete visto nei post precedenti, l’intera Corea del Sud merita tantissimo, quindi a meno che non siate giovanissimi, non vi consiglio di organizzare un viaggio prendendo in considerazione solo Seoul. Questo è il giro che ho fatto io, in quindici giorni il Paese si gira benissimo e senza fretta. E adesso vi accompagno a zonzo per i quartieri di Seoul. O meglio, nel giro che ho fatto tra una puntata e l’altra in libreria :). Come vedrete, ho intitolato il post “l’anima coreana” perché questa città contiene in sé tutte le contraddizioni del Paese, la tecnologia più spinta e la tradizione, l’ossessione per la cosmetica e la sincerità dei visi, la bulimia dei tempi e del cibo con la calma “olimpica” dei luoghi di culto e dei panorami mozzafiato. Un’anima tutta da scoprire, seguitemi e capirete. Pronti? Partiamo!

Myeongdong (명동)

E partiamo proprio da Myeongdong (명동, Miondon in italiano), il quartiere turistico di Seoul  in cui ho alloggiato sia nella prima sia nella seconda parte del viaggio, cambiando solo albergo. Ho confermato la scelta perché è una zona super centrale, ottima per gli spostamenti, animata anche di notte, e il paradiso dello shopping frivolo. Quello che piace a me, guardare le vetrine colorate, osservare la gente che passa e qualche volta comprare delle sciocchezze. Qui ho comprato le famosissime maschere per il viso, su cui mostrando il passaporto non ho pagato le tasse. L’unica cosa difficile è scegliere, perché veramente ce ne sono di tutti i tipi e di tutti i colori! Oltre ai negozi monomarca, da metà pomeriggio impera lo street food, sempre comodo quando torni tardi la sera, ma ci sono anche ristoranti, bancarelle, caffè. Quello che volete. Se non avete esigenze particolari, prendetelo in considerazione come punto base.

Jongno (종로)

Questo è un giro che prende una giornata intera e da fare partendo presto la mattina, altrimenti è impossibile gustare tutto con calma senza mettersi a correre. Jongno (pronunciato Cionnò in italiano) rappresenta il nucleo storico della città, dove hanno sede i cinque grandi palazzi di Seoul, il villaggio tradizionale Hanok di Bukchon, la statua di Re Sejong, con museo sotterraneo annesso, e quella del generale Yi Sun Sin.

I palazzi reali

I palazzi reali di Seoul della dinastia Joseon (1392-1897) sono cinque e io sono riuscita a vederne due: Gyeongbokgung (경복궁)Changdeokgung (창덕궁), che si trovano a poca distanza l’uno dall’altro. Uno importante perché residenza ufficiale dei regnanti, l’altro perché residenza nel tempo libero.

Gyeongbokgung

Gyeongbokgung è quello principale. Purtroppo la maggior parte del palazzo è stata distrutta durante l’invasione Giapponese del ‘900 e quindi gran parte del palazzo è una fedele ricostruzione. La struttura più bella è costituita dal padiglione Gyeonghoeru, costruito su pilastri di granito al centro di un lago artificiale. Si può visitare pagando un ingresso di 3000 won (circa 2,30 euro), oppure gratis se vestiti con l’hanbok, l’abito tradizionale coreano, che numerosi negozietti affittano per l’occasione nei pressi del palazzo. Ho aspettato che partisse il tour in inglese, che mi ha dato una bella prospettiva. Innanzitutto sulla condizione della regina, che viveva praticamente in prigione, circondata dalle concubine del re, tra cui di solito c’era anche la donna veramente amata dal sovrano (che fa molto drama). Addirittura c’era una stanza per il cosiddetto “fast delivery”, come auspicio di gravidanza. Anche oggi sul giardinetto che circonda la stanza, rimangono delle canne fumarie decorate con simboli portafortuna. per quanto riguarda l’architettura, il numero di animali sulle sommità dei diversi padiglioni, da 3 a 11, ci dice qual era l’importanza attribuita alla famiglia che lì abitava. Il complesso, inoltre, è stato costruito rispettando i principi feng-shui, cioè avendo a nord la montagna e a sud il fiume. Questo veniva considerato di buon auspicio, tanto che anche la disposizione interna delle camere rimanda a questi principi nell’arredamento. Suggestivo anche il cortile con cui si accede alla sala di ricevimento ufficiale (ricordate la scena del Goblin?). Durante le cerimonie, usavano la “strada dell’imperatore”, contrassegnata da paletti a destra e a sinistra di un lungo corridoio. All’interno del corridoio, potevano passare solo lui e la regina. A destra si posizionavano i civili e a sinistra i militari. Affascinante, vero? Secondo me vale la pena di visitarlo. Se deciderete di farlo, fate attenzione a tre cose: gli orari del cambio della guardia, che avviene due volte al giorno, e all’orario del tè. In uno dei padiglioni, infatti, c’è una sojubang: una volta era la cucina reale, dove si preparavano i pasti dei sovrani, oggi riconvertita a sala da tè tradizionale.  Qual è la terza? Dall’interno del palazzo, potrete vedere la Casa Blu, l’attuale residenza dei presidenti coreani. Il fatto che ci sia contiguità territoriale non è casuale, è anche simbolica dimostrazione di una continuità politica e sociale con il passato. 

Changdeokgung

Changdeokgung, invece, è il palazzo che ospitò l’ultimo imperatore della dinastia Joseon ed è inserito tra i patrimoni dell’umanità dell’UNESCO dal 1997. Al suo interno c’è un ampio giardino in cui si trovano specie vegetali rare, alberi antichi di oltre 300 anni e uno stagno con fiori di loto durante il periodo estivo. L’ingresso costa 3000 won, più 5000 per il Giardino Segreto. Io purtroppo non l’ho visto, perché confesso che avevo molta fretta di vedere il villaggio tradizionale che si trova lì attaccato.

Il villaggio Hanok di Bukchon 

E’ una delle parti più antiche di Seoul, vanta oltre 6 secoli di storia, e anche uno dei luoghi più affascinanti, che si trova proprio tra i due palazzi che vi ho descritto prima. Piena di una collezione di case tradizionali coreane, chiamate hanok, l’area è molto popolare tra i fotografi e turisti che posano in abiti tradizionali coreani. A differenza degli altri villaggi in stile tradizionale, Bukchon non è un finto villaggio costruito a scopo turistico. Qui visse davvero la classe dirigente durante la dinastia Joseon e alcuni discendenti dell’aristocrazia vivono ancora oggi in questo luogo. E’ anche una location perfetta per i kdrama. Non a caso ci hanno girato di tutto. Tra gli altri,  Lovers in ParisPersonal Taste/Perfect Match, I Need Romance 2, Queen In-Hyun’s Man, Twelve Nights, She Was Pretty, Temperature of Love, True Beauty, Run On, My First First Love, Do Do Sol Sol La La Sol, Flower of Evil, Hotel Del Luna, Meloholic, Her Private Life, The Fiery Priest. La cosa migliore, secondo me, è girarlo senza meta con calma, magari di mattina, quando è meno affollato.

Re Sejong e l’ammiraglio Yi Sun Sin

E ora veniamo al mio grande amore, Re Sejong. Di solito viene indicato come l’inventore dell’alfabeto coreano, ma in reltà era molto più di questo, tanto è vero che viene spesso indicato come il Leonardo coreano. Oltre alla mega statua in Gwanghwamun Plaza, che sicuramente vedrete uscendo dal palazzo Gyeongbok-gung, vi consiglio di visitare il museo sotterraneo che si trova sotto la statua.

Sejong statua logo

Piccolo e a entrata libera, spiega bene come e perché l’invenzione dell’hangul sia una tappa fondamentale nel processo di indipendenza prima e nel progresso tecnologico ai giorni nostri. In più, vi segnalo il negozietto di souvenir, dove ho trovato dei regalini da portare a casa originali ed economici.

sejong museo 1 logosejong museo 2 logo

Vicino al Re Sejong, c’è un’altra statua, quella dell’ammiraglio Yi Sun Sin, militare coreano celebre per le sue vittorie navali sulla marina giapponese nelle invasioni giapponesi della Corea.

Dongdaemun 

Quest’area è un must see, tanto che è designata zona turistica speciale. Situata intorno alla Porta di Dongdaemun, un importante punto di riferimento per l’intera Corea e uno dei pochi residui antichi che Seoul ha da offrire, ospita il Dongdaemun Design Plaza, che nel tempo è diventato il simbolo dello sviluppo urbano, anche se ha avuto una genesi non proprio facilissima. Realizzato dalla celebre architetta irachena Zaha Hadid, avrebbe dovuto essere il segno della futuristica Corea, tanto da richiamare anche nel disegno un’astronave. In realtà, per diverso tempo è rimasta lì inutilizzata, senza che a Seoul sapessero bene cosa farci. Una sorta di Nuvola di Fuksas asiatica, per intenderci. Oggi è uno spazio culturale finanziato dal Comune di Seoul. La piazza dispone di spazi espositivi su larga scala, parchi sul tetto e negozi ultramoderni. E’ qui che si svolge una scena cruciale, crucialissima, del kdrama Vincenzo, nell’episodio 20. Un’altra attrazione dell’area è il Dongdaemun History & Culture Park. Oltre al lato commerciale, ha anche un lato tradizionale sotto forma di caffè, bar e venditori ambulanti che resistono all’ultra modernizzazione. Senza dimenticare il famoso mercato: è da qui che nel kdrama Fashion King partono i protagonisti per creare un impero nella moda, perché questo è il centro dei tessuti e dei produttori di imitazioni delle grandi marche. Prima di arrivare al mercato, c’è da percorrere una lunga, lunga strada piena di libri e riviste, palline da baseball e chincaglierie varie. Insomma, sicuramente ci passerete e quasi certamente vi piacerà. Anche perché qui si trova la super fotografata scritta I Seoul you, che val bene un selfie. A proposito di selfie, salite sopra la porta e percorrete il tratto di muraglia che resiste. Il contrasto tra antico e moderno qui è incredibile e le foto sono spettacolari. Anche questo tratto lo abbiamo visto in mille drama. Se vi vengono in mente, scrivetemi nei commenti titolo e scena.

Insadong

Appena a sud si trova Insadong, un’affollata zona commerciale dove una volta erano concentrate le botteghe artigiane. Io l’ho trovato deludente, zona turistica come poche e botteghe di ceramica e scrittura quasi sparite. Diciamo che se avete poco tempo, si può tranquillamente saltare, a mio parere. Spostandomi ancora più a sud, però, sono arrivata al ruscello di Cheongyecheon, che è distante non più di quattro minuti a piedi e che di solito è sede di eventi stagionali e mostre all’aperto, anche se non quando sono passata io. E lì ho salvato la giornata, perché anche se non è niente di più di una specie di naviglio milanese, offre un momento di pace nel caos cittadino. E  un’altra location di kdrama:  è qui che Park Jae-Won e Lee Eun-O si danno appuntamento per incontrarsi a Seoul ed è qui che avviene una delle scene più divertenti di Lovestruck in the City, quella della ricerca dell’anello. Ve la ricordate?

Yongsan, l’ex quartiere dell’elettronica

Una delle maggiori stazioni ferroviarie di Seoul è confinante, quindi è probabile che finiate per passarci e un’occhiatina al mercato dell’elettronica potreste darla. In realtà, dei fasti del passato rimane poco. Ho trovato una serie di piccoli negozietti, che tentavano di accaparrarsi la mia attenzione. Rispetto ai nostri prezzi, comunque conveniente, ma se non siete esperti lasciate stare. Tenteranno di mettervi fretta e di farvi decidere per l’acquisto e magari cederete, scordandovi della garanzia e di altre cautele. E’ comunque divertente fare un giro. Nell’adiacente stazione, ci sono delle cassette di sicurezza che si attivano con l’impronta del pollice e sono molto convenienti. Tengono i bagagli fino a mezzanotte e possono tornarvi utili se deciderete di fare una gita fuoriporta con rientro in giornata.

Itaewon

Itaewon è stata la prima zona turistica speciale di Seoul, designata nel 1997. Nata come sede degli alloggiamenti militari stranieri, oggi è un quartiere multiculturale dove vivono oltre 20.000 stranieri, frequentatissimo la sera dagli studenti e durante il giorno da turisti in cerca di foto particolari e negozi di tendenza. Il nome Itaewon ha iniziato a diffondersi in tutto il mondo negli anni ’80, quando la Corea ha ospitato le olimpiadi di Seoul del 1988.  Oltre a negozi, discoteche e ristoranti alla moda, c’è un punto molto famoso chiamato Antique Furniture Street, che se avete una botta di nostalgia per l’Europa vi consiglio di visitare. A me è piaciuto molto, è una lunga strada dove ci sono più di 100 negozi che vendono mobili e oggetti d’antiquariato in un’amosfera franco/british divertente e in cui potrete fare anche qualche affare, spazio in aereo permettendo. Ovviamente i fan di Itaewon Class troveranno il bar in cui è stato girato il kdrama, mentre tutti gli altri potranno spaziare tra cultura, cibo, moschea, divertimenti o quello che vogliono. Si respira un’atmosfera di libertà piacevole. Ovviamente, c’è pane anche per gli amanti dei libri:  è proprio qui che ho trovato la bottega di libri usati di cui vi ho già parlato. Subito dopo aver superato due “nuotatori” in muta con i capelli bagnati che fumavano fuori da una piscina 😮 Piccolo avvertimento: è l’unico posto in tutta la Corea del Sud in cui potrebbe capitarvi di lasciare la mancia, proprio perché frequentato da moltissimi stranieri. Nel resto del Paese, non viene accettata.  

Itaewon 3 logoItaewon 2 strade logoItaewon 1 strade logo

Hongdae

Uno dei quartieri che mi è piaciuto di più. Qui c’era il mini parco giochi immortalato da diversi drama, tra cui Romance is a bonus book e Coffee Prince, purtroppo dismesso nel 2016 e che quindi non ho potuto vedere e fotografare. Se cercate un hospot per un servizio fotografico, o soltanto delle foto artistiche, questo è il posto giusto in cui scatenarvi. I ragazzi coreani lo sanno e infatti era pieno di persone intente a cercare la foto del giorno, tipo me quando ci sono passata. Lo sanno anche gli stilisti: infatti, nella seconda puntata del kdrama Now, we are breaking up, fanno vedere una sessione di street photography alla caccia dei look più originali da portare in passerella nella stagione successiva (lavoro che mi sarebbe sempre piaciuto fare!).

Gangnam

Quartiere reso celebre da una famosa canzone rap, quando ancora non sapevamo neanche cosa fosse la hallyu e il kpop non esisteva, almeno a livello internazionale. Considerato il quartiere dei nuovi ricchi, perché si affaccia sulla sinistra fiume Nam (da qui il nome), mentre i “vecchi ricchi” dominano dall’alto, sulle montagne, è un concentrato di uffici, divertimenti e case di lusso che ne fanno un punto molto apprezzato e frequentato dai coreani. Qui potrete notare quanto la chirurgia plastica faccia miracoli. Non mi ha fatto impazzire, ci sono andata per un solo motivo il Coex Convention & Exhibition Center e la biblioteca Starfield che si trova lì dentro. Il Coex è un gigantesco centro commerciale e centro congressi con mall sotterraneo, alberghi, grandi magazzini, casinò, librerie, musei, cinema, acquario e addirittura air terminal. Praticamente è quasi una città nella città. Diciamo che se avete molto tempo a disposizione, potreste divertirvi e passarci delle ore. Altrimenti, fate come me, scegliete una cosa che vi interessa fare/vedere e poi scappate via. 

Tempio di Bongeunsa (봉은사)

Se dopo ore di shopping sfrenato volete riposarvi, è qui che dovete venire. Si trova a nord di Coex ed è stato costruito nel 794. Originariamente situato vicino alla tomba reale del re Seongjong, il tempio fu poi trasferito nella posizione attuale. Ospita 3.479 scritture buddiste di 13 tipi. La cerimonia buddista chiamata Jeongdaebulsa si tiene il nono giorno dell’ottavo mese del calendario lunare, dove i monaci marciano portando le scritture sulla testa e recitando i riti buddisti. Ma soprattutto, viene utilizzato per ricavarsi dieci minuti di pace dalla frenesia della città. Qui, infatti, il tempo sembra sospeso. Come vi ho già raccomandato in altre parti del racconto, affacciarsi dentro un tempio buddista verso fine giornata, al tramonto o subito dopo, dona un’immediata sensazione di rilassamento dalle fatiche della giornata. E’ anche scenograficamente una bella visione, perché è perfettamente incastonato in mezzo a grattacieli ultra moderni e gente che corre ovunque, mentre il gong dei tamburi suonati dai monaci batte il tempo. 

Olympic Park

Per un appassionato di sport è imperdibile. Intanto, ci sono sculture per tutto il viale che porta allo Stadio, quindi vi consiglio di fare a piedi la “marcia” di avvicinamento. E poi, il braciere olimpico è ancora acceso! In più, è un bel posto per stare all’aria aperta senza lo stress di traffico e macchine. Qui ho visto due cose molto interessanti: la piscina in cui la nuotatrice ungherese Krisztina Egerszegi ha vinto due ori olimpici a 14 anni, anche se ho dovuto chiedere permesso per entrare e mi hanno impedito di fare foto…e il museo dello sport, che ripercorre i momenti salienti di Seoul ’88 e le biografie di alcuni degli atleti più famosi. Frequentatissimo: vi dico solo che dentro eravamo in due e il custode è andato via lasciandoci lì da soli.

Lotte World Mall

Sulla strada che porta all’Olympic Park c’è questo mega centro commerciale, in cui con un po’ di tempo a disposizione potreste ritrovarvi a girare per ore. Ve lo segnalo per due motivi: il primo, è che lì dentro c’è il Kpop museum cafè, che somiglia a un negozio di dischi d’altri tempi, piccolo ma carino, tappezzato di poster, ovviamente. Il secondo, è che c’è un pezzo d’Italia. Anzi, di vecchia Roma, perché c’è una delle sedi della gelateria Fassi, quartiere Esquilino. Ovviamente il gelato non a niente a che vedere con l’originale, e le povere commesse non riescono a capire e a pronunciare bene i nomi dei gusti, ma una capatina la merita, se non altro perché raramente una gelateria di quartiere riesce a espandersi a livello internazionale. Se poi volete farvi leggere il futuro, troverete diverse postazioni di tarocchi.

Seoul Tower

Se avete visto Korean Odissey avrete già riconosciuto la foto in evidenza del post, quella coi lucchetti. Mentre in tutto il mondo vengono rimossi, Italia compresa, i coreani ne hanno fatto un punto di attrazione. La Namsan Seoul Tower, infatti, è diventata un posto romantico, dove le coppie vengono per dichiararsi amore eterno. Come Pont de l’Archevêché a Parigi, i cancelli della torre sono stracolmi di lucchetti di ogni forma e colore firmati con i nomi degli innamorati. Addirittura c’è un contenitore in cui buttare la chiave, per non avere la tentazione di tornare e aprire il lucchetto! Ovviamente non è necessario giurarsi amore eterno per salire fin quassù. La torre è alta 237 metri, è diventata ormai un simbolo della città e la sera si illumina di diversi colori. Il punto, poi, è panoramico e, soprattutto di sera, molto suggestivo. Si vede bene anche nel kdrama Five enough, alla puntata 12. Per arrivarci, potete prendere la funivia o fare come me. Dato che la funivia è super affollata a qualsiasi ora, sono salita e scesa a piedi. La salita è un po’ faticosa, ma non eccessivamente. Però che soddisfazione in cima! Anche perché salendo ho visto i colori digradare verso il buio della notte e  mi sono molto divertita. Se non avete problemi di deambulazione, provate e mi saprete dire.

Allora, che mi dite? Vi è piaciuto il giretto di Seoul? Avete altri posti non citati da consigliare? Aiutiamoci a rendere il viaggio in Corea del Sud indimenticabile! Scrivetemi nei commenti le vostre esperienze e impressioni! 

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Con la zuppa tteok manduguk festeggiamo il Seollal!

Pronti a festeggiare il capodanno lunare? Quest’anno abbandono la cena cinese, che è ormai diventata tradizione a casa mia, per presentarvi il Seollal coreano (설날, o Sollal in italiano, cioè il modo in cui i coreani chiamano il primo giorno del calendario lunare. In Corea del Sud è una delle festività nazionali più celebrate, anche se si festeggia pure il 1° gennaio. Il Seollal di solito dura tre giorni (il giorno stesso, il giorno prima e il giorno dopo). Quest’anno si festeggia il 25 gennaio, giorno dell’entrata dell’anno del Topo. Prima di darvi la ricetta del piatto unico tradizionale che i coreani condividono durante questo importante momento, vi do qualche dettaglio sulla festa.

Un’occasione speciale 

Innanzitutto il Seollal è un momento di rispetto degli antenati, ma anche un’opportunità per trascorrere qualche giorno con la famiglia, un po’ come il nostro Natale. Durante il Seollal, i coreani svolgono riti ancestrali, giocano, mangiano cibi tradizionali, ascoltano storie e parlano fino a notte fonda. Anche se oggi i riti non vengono più celebrati fedelmente, in linea di massima la mattina inizia con i membri della famiglia riuniti nei loro seolbim (abiti speciali appositamente indossati per questa occasione) per un rito ancestrale che esprime rispetto e gratitudine ai propri antenati. Dopo il rito, tutti si riuniscono e mangiano. Il piatto principale è la tteokguk, 떡국 o ttoqguq in italiano, una zuppa tradizionale con un brodo chiaro che simboleggia l’inizio dell’anno con mente e corpo puliti. Dopo il pasto, le giovani generazioni della famiglia fanno un inchino profondo, sebae, 세배 o Sebe in italiano, agli anziani. A loro volta, gli anziani danno la loro benedizione per un anno prospero. Ai bambini regalano sebaetdon, i soldi del nuovo anno. Il resto della giornata trascorre tra giochi popolari tradizionali, cibo e storie da condividere.

La ricetta della tteok manduguk

Ingredienti per 2 
  • manzo o lombo di manzo, 200 gr.
  • salsa di soia, 1 cucchiaio
  • aglio, 1 testa
  • sale e pepe, q.b.
  • scalogno, 1
  • gnocchi di riso in cilindri o tondi (tteokguk tteok, 떡국 떡), 300 grammi
  • gnocchi (mandu), 8
  • Contorno opzionale: 1 uovo, 1-2 fogli di alga nori
Procedimento

Tagliate la carne in pezzi sottili. Io ho usato direttamente i bocconcini di manzo per lo spezzatino. Soffriggete la carne in una casseruola con 1 cucchiaio di salsa di soia e e mescolate fino a quando tutti i pezzi diventano marroni. Versate 1 litro d’acqua, e portate a ebollizione, eliminando la schiuma appena sale in superficie. Appena l’acqua inizia a bollire, abbassate il fuoco e continuate a far bollire con il coperchio per altri 10 minuti. Nel frattempo, sciacquate gli gnocchi di riso sotto l’acqua. Metteteli in un litro d’acqua con lo scalogno, una testa d’aglio e la parte bianca del porro. Il brodo deve essere chiaro, perché simboleggia l’entrata nel nuovo anno puliti nel corpo e nella mente. I cilindri, per la lunga vita o i tondi, per la ricchezza, devono bollire nel brodo finché non diventano morbidi. Sentiteli con la forchetta, ci vorranno circa dieci minuti. Per i mandu, invece, ci sono due possibilità. O li versate subito nella zuppa insieme agli gnocchi di riso, e fate cuocere insieme, oppure li cuocete separatamente al vapore (o in acqua bollente) come i nostri ravioli e poi li unite alla fine. Io ho preferito la cottura al vapore a parte, per evitare lo spappolamento dell’involucro e la fuoriuscita del ripieno. Quando gli ingredienti sono tutti pronti, assemblate. Rimettete nella zuppa la carne, che nel frattempo avrete tagliato in striscioline sottili, e i mandu (ravioli). Fate bollire per un altro minuto e ci siamo. Aggiungete sale e pepe a vostro gusto, mescolate e dividete la zuppa in ciotole singole. Prima di servire, guarnite con strisce sottili di alghe (che io ho dimenticato e quindi nella foto non troverete) e la parte verde del porro.

Note
  • l’aggiunta dei mandu è una variante, potete prepararla anche senza;
  • un’altra variante prevede una crespella di uova tagliata a striscioline, ma io ho preferito i mandu alla frittata;
  • il porro, invece, è una variante mia. Trovare lo scalogno fresco e verde e con le foglie, come dovrebbe essere nella ricetta originale, è un’impresa impossibile. Potete usare anche i cipollotti freschi;
  • i coreani dicono che mangiando questa zuppa a capodanno s’invecchia di un anno. A libera interpretazione…😁

Ah! Mancano le bacchette e il cucchiaio d’acciaio, fondamentali, e il panettone 😂, altrimenti che capodanno è?

Ora ci siamo: pronti a festeggiare il Topo? 🙂 🐁

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