Viaggio nei caffè letterari di Budapest

caffe letter Budapes

Ero già stata a Budapest anni fa, mentre studiavo, e mai avrei pensato, per N motivi, di farvi ritorno. E’ proprio vero che non bisognerebbe MAI dire MAI nella vita. Eccomi di nuovo qui a Budapest, a girare per una città profondamente cambiata. In meglio, da quello che posso vedere con gli occhi superficiali di un turista da weekend. Non vi racconterò il giro classico, un po’ perché non ho avuto il tempo materiale di farlo, un po’ perché vorrei lasciarvi qualche chicca da segnare se il vostro è un viaggio di più giorni, oppure se più semplicemente siete alla ricerca di qualcosa di diverso da chiese e monumenti (che comunque vi consiglio di visitare!). Questo è il mio secondo viaggio letterario, dopo quello in Inghilterra Sulle tracce delle grandi scrittrici. L’ho chiamato “Un caffè letterario a Budapest”. Come diceva Sándor Márai “Non c’è letteratura senza un Caffè”. Ed è lì che vorrei condurvi, alla scoperta dei caffè della capitale magiara in qualche modo collegati alla letteratura e agli scrittori. Con qualche incursione nel mondo delle principesse, dello street food e delle terme. Insomma, un melting pot, come sempre. Pronti? Partiamo, che il tempo fugge!

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Városliget

La Ruota del Tempo

La più grande clessidra d’Europa si trova in un parco di Budapest, Városliget, che si trova vicino a Piazza degli Eroi ed è considerato uno dei luoghi principali della città in cui rilassarsi. Il Timewheel è di otto metri di diametro, pesa 60 tonnellate, è costruito in vetro, acciaio e granito per durare nei secoli. E’ di fatto una gigantesca clessidra, che ha sostituito una statua di Lenin: la ruota contiene infatti 7 tonnellate di sabbia, che scende dall’alto verso il basso. Il 31 dicembre di ogni anno viene girata a mano per far ricominciare il deflusso. Anche se ha la forma di una clessidra e si chiama Ruota del Tempo, non ha la funzione di misurare il tempo che passa, ma di testimoniare la sua monumentalità e l’eterno movimento. Davanti, c’è un’iscrizione con una frase di Sant’Agostino: “cos’è il tempo. Se nessuno me lo chiede, lo so. Se devo spiegarlo, non lo so“. L’installazione è stata realizzata nel 2004, per supportare l’entrata dell’Ungheria nell’Unione Europea.

Castello Vajdahunyad

Oltre alla ruota, al centro del parco c’è il Castello Vajdahunyad, che come set fotografico non è male, soprattutto al tramonto. E’ in realtà un complesso di 21 edifici e diversi stili architettonici, costruito per ripercorrere la storia dell’architettura ungherese. Sembra un po’ il castello delle fiabe, con tanto di laghetto artificiale annesso. Considerando la centralità del parco, sicuramente vale una sosta, magari dopo aver visto i monumenti di Piazza degli Eroi o mentre andate/tornate dalle terme di Széchenyi, che sono sempre dentro il parco.

Terme di Széchenyi

Di queste terme vi ho già parlato in un altro post. Qui mi limiterò a sottolineare che non si può andar via da Budapest senza aver visitato almeno una volta le terme. Sono famosissime e c’è un motivo. Assolutamente non potete perderle.

Massolit bookstore & cafe

Un’insegna minuscola e una vetrina poco appariscente per un locale tutto da scoprire. Si trova nel quartiere ebraico e ha una clientela variegata: studenti con il pc o libri, giovani alternativi, mamme con bebè a passeggio e perfino professori che correggono tesi. Insomma, un’allegra confusione da godersi con calma. L’atmosfera è assolutamente informale, ci sono tavolini in legno, qualche poltrona e scaffali dove pescare libri usati, per leggerli o comprarli, con un giardinetto sul retro. A libri nuovi e usati si affianca una caffetteria semplice, con caffè macinato al momento, tè verde o nero, infusi, fette di torta, quiche o biscotti per accompagnare. Tu scegli il posto, ordini e i ragazzi al bancone chiamano quando è pronto per il ritiro. Io ho ordinato cappuccino e Zserbó, un dolce delle feste ungherese ripieno di marmellata, noci e zucchero e ricoperto di glassa al cioccolato. Tutto ottimo, nessuno ti mette fretta ed è un posto alternativo, con avventori curiosi che valgono da soli la sosta. Il locale ha anche una tessera per il coworking, se abitassi a Budapest non mi dispiacerebbe affatto scrivere al Massolit. Non potevo, ovviamente, uscire senza un libro in mano: ho scelto My Sergei, un ricordo del marito scomparso scritto dalla famosa pattinatrice russa Ekaterina Gordeeva.

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New York Cafè

Purtroppo quando sono arrivata davanti alla vetrina, ho trovato una fila infinita. Nonché prezzi altissimi per Budapest. I due fattori combinati mi hanno fatto desistere, però c’è da dire che il New York Café fa parte da sempre dell’anima di Budapest. All’inizio del XX secolo si chiamava New York Kávéház ed era frequentatissimo da artisti, scrittori ed editori, anche perché ai piani soprastanti c’erano le redazioni dei giornali più influenti dell’epoca. Si dice che Ferenc Molnár, I Ragazzi della Via Paal vi dice qualcosa?, abbia gettato le sue chiavi nel Danubio, per essere sicuro che non chiudesse mai. E avrebbe scritto proprio su uno dei tavoli del NY Cafè il suo leggendario romanzo. Favola o verità? Chissà. Fatto sta che a un certo punto è stato costretto a chiudere. Dopo la seconda guerra mondiale, cadde in rovina e diventò un negozio di articoli sportivi. Riaprì poi nel 1954, con il nome di Hungária, ma solo nel 2006 è stato riportato al suo splendore originale. Oggi fa parte di un albergo, il New York Palace, e serve dolci e piatti tradizionali. Se avete voglia di una pausa elegantissima, è il posto giusto per voi. 

Café Párisi (ex Book Cafe Lotz Terem) 

Questo è un locale spettacoloso, che purtroppo io ho trovato chiuso per restauro, ma in cui vi consiglio di avventurarvi perché dopo la ristrutturazione, e varie vicende societarie, ha riaperto ed è molto affascinante, con uno stile legato alla Belle-Époque, affreschi delpittore ungherese Károly Lotz, specchi enormi e oro ovunque. Tra l’altro, si trova nella via principale dei negozi, Andrassy Ut, quindi non faticherete a trovarlo. Ora ha riaperto con il nome di Café Párisi, come l’ex grande magazzino che portava lo stesso nome. Nel XIX secolo il caffè nasce come casinò, che nel 1911 viene trasformato nel grande magazzino “Art Nouveau di Parigi”, il primo centro commerciale della città. Ancora oggi, sull’insegna sulla facciata sotto la quale si entra nell’edificio si legge Párisi Nagy Áruház (“Grandi Magazzini di Parigi”). Nella parentesi book cafè, l’edificio al piano superiore ospitava la libreria Alexandra. 

Buda e il bar di Sissi

A Sissi e al caffè in cui andava a rifugiarsi, il Ruszwurm, ho dedicato un post a parte.

Ospedale nella roccia

Questa è una tappa che ovviamente non c’entra nulla con caffè e letteratura, però se cercate un indirizzo che esula dal classico giro turistico di Budapest, questo posto fa per voi. L’ospedale nella roccia si trova nelle grotte sottostanti il Castello di Buda, quindi dopo aver preso un caffè nel bar di Sissi, potete proseguire fin qui. L’ospedale ha avuto un ruolo importante per Budapest: inizialmente come struttura di pronto intervento sia nella seconda guerra mondiale sia in occasione della rivoluzione del 1956. Nel periodo della guerra fredda, è diventato un rifugio antiatomico e la struttura è stata mantenuta segreta fino al 2002. Entrando nel museo, ho potuto visitare i veri alloggi di fortuna in cui medici, infermieri e volontari, senza sosta cercavano di aiutare i feriti, con una ricostruzione realistica, e anche in qualche modo impressionante, delle difficoltà con cui dovevano arrangiarsi sia loro sia i pazienti. La fondazione che lo gestisce dal 2015 è indipendente e ha aperto il museo con lo scopo di dimostrare che “anche in guerra e in dittatura si può scegliere di comportarsi da persone, scegliendo il bene. I veri eroi sono quelli che restituiscono la vita, non quelli che la tolgono”. Emozionante, da vedere. 

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Caffè Gerbeaud

Se Ruszwurm rappresentava il rifugio solitario di Sissi, il Gerbeaud era il caffè ufficiale delle visite con il marito. L’ambiente rococò, elegantissimo, e la posizione super centrale ne facevano un punto di ritrovo dell’élite cittadina e straniera. E anche oggi, con prezzi non proprio abbordabili, è un indirizzo da considerare se volete concedervi uno stravizio, in tutti i sensi. Io ho ordinato, infatti, una selezione delle torte classiche più famose servite dalla pasticceria: la Dobos torte, inventata dal pasticcere ungherese J. Dobos, con ricetta rimasta segreta fino al suo ritiro dall’attività. La torta è composta da 6 strati di pan di spagna e 5 strati di crema di cioccolato e burro, con un topping al caramello. La Eszterházy torte, che prende il nome da una casata nobiliare, composta da crema al burro aromatizzata con cognac e spalmata su quattro strati di pasta di meringa e mandorle grattugiate. La torta è ricoperta da una glassa fondente e decorata con un caratteristico motivo a strisce di cioccolato. E come farmi mancare la Gerbeaud torte? Una cosetta leggera: sei strati di pan di Spagna, su cui viene spalmata una crema di cioccolato e burro, con la cima ricoperta da uno strato sottile di caramello. Il bordo è ricoperto di nocciole macinate, castagne, noci o mandorle. Talmente mediocri che la foto è stata scattata appena in tempo, prima di spazzolare anche il piatto! 😀 Dopo questo tris, una sosta alle terme direi che è d’obbligo

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Il Szimpla Kert e i Ruin pub

Anche qui siamo lontani dalla letteratura, però un po’ di svago ci vuole. I ruin pub, o ruin bars come vengono anche chiamati, sono un must prima di lasciare Budapest. La cosa migliore, sempre se avete tempo, sarebbe girarne diversi, magari nella stessa notte. Io sono stata in uno dei più conosciuti dagli stranieri, ma forse non il più “sincero”,  il Szimpla Kert. Purtroppo non ho avuto tempo di vederne altri, ma qui trovate l’elenco completo, così potete farvi un’idea e una mappa ideale del giro a seconda di cosa vi ispira di più. Poi fatemi sapere nei commenti quali avete scelto e se vale la pena, così la prossima volta a Budapest ci andrò! 

Street Food Karaván

In Ungheria lo chiamano “la mecca dello street food” e la definizione mi sembra azzeccata. Attaccato a Szimpla, è uno spazio all’aperto dove sono posteggiati numerosi camion servono street food take away o  da consumare sul posto in uno dei tanti tavolacci di legno. C’è veramente di tutto, piatti tradizionali, internazionali e vegetariani, la scelta non manca. Io ho preso un dolce super, super buono, il kürtoskalács. Un dolce tipico ungherese conosciuto anche come “chimney cake”, “torta camino”, per la sua forma. Intanto, te lo preparano sul momento, quindi è divertente seguire il procedimento. Stendono la pasta fino a farla diventare una sfoglia sottile, poi l’allungano fino a farla diventare un cordone lunghissimo, che avvolgono su un apposito mattarello. L’appiattiscono per unire i filamenti e passano questa spirale cilindrica nello zucchero, che rimane attaccato. Poi, lo cuociono sulla brace e, caldissimo, lo passano velocemente su cannella, o cacao, cocco, vaniglia, a scelta del fortunato che lo mangerà. Lo lasciano riposare un minuto, il tempo di riuscire a staccarlo dalla forma, et voilà, una robina deliziosa e caldissima scivola nelle tue mani. Mi raccomando, non perdetevelo, sarebbe un peccato. 

Caffè central

Il Caffè Central era un altro dei ritrovi culturali della capitale, frequentato da scrittori, poeti e intellettuali per tutto il diciannovesimo e ventesimo secolo. Ed è stata l’ultima tappa prima di tornare a casa. Dopo varie vicissitudini, alla fine posso dire che le sorti dei Caffè fanno toccare con mano quale disastro sia stata la guerra per l’Ungheria, è stato ristrutturato nel 2000 assumendo l’aspetto che ha ancora oggi. Devo dire che mi è piaciuto molto bere qui il mio tè con pasticcini finale e partecipare al giochino del sottopiatto di carta. Scrivi la tua poesia usando queste parole e, accanto, uno cornice dentro cui sbizzarrirsi. La mia poesia è questa, che ve ne pare?  

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Dove mangiare a Budapest?

Se siete arrivati a leggere fin qui, avete diritto a un premio. Dove mangiare a Budapest? Vi lascio quest’indirizzo, fidatevi e prenotate per tempo, che è sempre pieno: Hungaricum Bisztró. Il locale è delizioso, il personale è gentile e il cibo molto buono. Il grande valore aggiunto, secondo me, è il suonatore di cimbalom, uno strumento musicale suonato in Ungheria, che ha reso l’atmosfera ancora più gradevole. A fine serata, per ringraziare il suonatore ho comprato il cd. La cena è iniziata con pane e panna acida con paprika e finita con palinka, liquore tipico, entrambi offerti dalla casa. Il menù è tradotto anche in italiano, quindi non avrete problemi.

Che ne dite? Vi ho convinto a partire per un weekend di relax totale a Budapest? 

Leggi anche: 

Un caffè letterario a Budapest: le terme di Széchenyi

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