La scrittrice abita qui – Sandra Petrignani

la scrittrice
E’ già passato quasi un anno da quando, carica di aspettative, ho preparato valigie e  attrezzatura del mestiere (cioè una vecchia macchina fotografica, un taccuino e una penna) per andare a fare una delle esperienze più entusiasmanti della mia vita, mettermi Sulle tracce delle grandi scrittrici per andare nei posti dove sono nate o hanno vissuto.
Quando mi è capitato tra le mani La scrittrice abita qui di Sandra Petrignani in prossimità dell’anniversario del viaggio, non potevo non prenderlo come un segno del destino. Soprattutto perché tra lei e me c’è una scrittrice in comune.
La trama
Dalla Sardegna di Grazia Deledda all’America di Marguerite Yourcenar, dalla Francia di Colette all’Oriente di Alexandra David-Néel, dall’Africa e Danimarca di Karen Blixen all’Inghilterra di Virginia Woolf. Un lungo viaggio in case-museo che, attraverso mobili e suppellettili, stanze e giardini, raccontano la storia sentimentale delle più significative scrittrici del Novecento. Da Parigi alla Provenza, dal Kenya al Maine, da Copenhagen al Tibet, Sandra Petrignani le cerca nei loro oggetti, interroga i loro diari, la poltrona in cui si sedevano, il portafortuna da cui non si separavano, ma anche le persone che ancora conservano un ricordo vivo di loro. Così il viaggio diventa un giro del mondo dove a ogni tappa è come se le protagoniste in persona aprissero la porta e svelassero i segreti della loro vita. Le mele nel tinello della Yourcenar e il suo cane ancora vivo, il tempio tibetano ricreato a Digne dalla David-Néel o la stanza chiusa che fu sua nel monastero del Sikkim dove si ritirò in meditazione, la Barbagia della Deledda con le fate e i folletti che influenzarono la sua fantasia, il grammofono della Blixen portato con sé dalla sua Africa in ricordo dell’uomo che aveva amato e perduto per sempre: Sandra Petrignani ascolta “la voce delle cose” e la traduce nelle storie di questo libro.
La voce delle case 
L’idea di partenza è interessante: visitare le case delle scrittrici, nella supposizione che lì l’anima delle persone si riveli in tutta la sua essenza. Solo nella nostra casa, nell’intimità delle nostre cose, riusciamo a essere noi stessi, a rivelare chi siamo, attraverso gli oggetti, le fotografie, l’arredamento, gli abiti. Siamo nudi, agli occhi di chi vuole scoprire il nostro carattere e le nostre abitudini.
Le sei scrittrici, Grazia Deledda, Marguerite Yourcenar, Colette, Alexandra David-Néel, Karen Blixen e Virginia Woolf non hanno niente in comune. A volte si sono sfiorate o incontrate, ma rimangono mondi a se stanti. Il che rende chi legge libero di scegliere da quale capitolo e da quale autrice partire. Io sono partita da Virginia Woolf, perché ho scritto da poco una sua biografia e mi interessava conoscere qualche altro aspetto, non avendo visitato la casa che condivideva con il marito, ma solo il famosissimo Godrevy Lighthouse di Gita al faro. Cominciando dalla fine, e da una biografia che in parte conoscevo già, ho pensato che malauguratamente al saggio non sono state allegate le fonti da cui Sandra Petrignani ha preso le informazioni. Peccato, perché sarebbe stato invece utile non solo per approfondire alcune parti che mi hanno incuriosito, ma anche per verificare delle considerazioni che, nel caso di Virginia Woolf per esempio, rimangono nel limbo dell’opinione personale che su di lei si è fatta l’autrice del saggio e che forse non appartengono davvero alla storia della scrittrice. Dico forse, perché, appunto, verificare attraverso le fonti è impossibile. Un limite dell’opera che secondo me affligge il lettore soprattutto quando si trova ad affrontare i capitoli delle scrittrici che conosce poco o non conosce affatto. Nel mio caso, è successo nel capitolo dell’esploratrice Alexandra David-Néel. Come è giusto che sia, delle biografie abbiamo soltanto dei cenni laddove servano per inquadrare meglio il personaggio alla luce della dimora in cui ha abitato, e non viceversa. Il che è probabilmente funzionale al tipo di monografia che Sandra Petrignani ha voluto realizzare, ma che lascia molte ombre nella ricostruzione delle vite. Salti temporali continui rendono difficile ricomporre la vita delle donne ritratte, probabilmente perché il lavoro sarebbe diventato immenso e un libro di 220 pagine sarebbe diventato un tomo di mille.
Il merito principale è comunque quello di aver aperto le porte di queste case abitate da donne fuori dall’ordinario. Leggere fa venire voglia di preparare una valigia e partire  immediatamente, per aprire le stesse porte e curiosare all’interno. Quello che però scaturisce è una distanza emotiva, uno stile scarno che poco rappresenta i sentimenti burrascosi delle donne raccontate. Sì, chiudendo come ho fatto io con Grazia Deledda, sembra quasi che le case siano vuote, come se l’anima delle scrittrici che vi hanno abitato le abbiano lasciate. Così non è, non può essere. Perché l’anima di una casa e l’anima delle persone che l’hanno abitata rimangono unite indelebilmente. E per sempre.

You may also like

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *