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Tiffany Trott-a, se vuoi sposarti!

Tiffany Trott, ovvero l’incarnazione dell’orologio biologico. A 37 anni, cosa saresti disposta/o a fare pur di sposarti? Evidentemente tutto, o quasi. E così, dopo l’ennesimo rapporto inconcludente, questa londinese decide di darsi da fare sul serio e di trovare l’uomo giusto. Peccato che quelli sul mercato siano pieni di difetti. O sarà lei, a non essere proprio questo mostro di perfezione? Entrate, che vi racconto.

Trama

Tiffany Trott, trentasette anni. Ha una sola missione nella vita: trovare l’Uomo Giusto. Per raggiungere lo scopo è disposta a tutto, o quasi: desolanti appuntamenti al buio, annunci personali, agenzie matrimoniali e disastrose vacanze al Club Med. Ma, osservando le amiche sposate alle prese con mariti e figli, Tiffany finisce col chiedersi sempre più spesso se ne valga davvero la pena…

La fretta è cattiva consigliera

Mamma mia, cos’è tutta questa ansia di sposarsi? E’ il primo commento a caldo che ti viene spontaneo dopo aver letto le prime pagine. Tiffany sembra, anzi, è in preda alla disperazione, alla ricerca di un uomo con cui formare una famiglia. Ma quello che lei non vede, e che vediamo noi chiaramente fin da subito, è che lo schema in cui ricade è sempre lo stesso. Sempre lo stesso tipo di uomo, sempre gli stessi comportamenti, sempre gli stessi errori. Sembra una trentasettenne intrappolata nella mente di una quindicenne.

Pregiudizi a non finire

Soprattutto, questa ricerca dell’uomo perfetto è viziata all’origine. Tiffany cerca un uomo corrispondente al suo ideale, però a parte il fatto che non deve giocare a golf ma solo a tennis, perché a lei piace il tennis, non si capisce bene quale sia l’uomo dei sogni. Perché tutto è annacquato dal desiderio di sposarsi. Ma allora, scegline uno qualsiasi no? Eh no, miei cari. Non deve essere calvo, “ciccione” (giuro, dice così), sposato, con troppa prole, avere malattie in famiglia (!) che denotano geni poco longevi per un eventuale bebè. Manca solo “di razza ariana”, almeno quello ce lo ha risparmiato.

La grande domanda 

La grande domanda che da lettrice vorrei farle, dopo aver chiuso il libro, è semplice: cara Tiffany Trott, mi dici perché diavolo un uomo dovrebbe volerti sposare? Giuro che non mi è mai capitato un romanzo in cui ho parteggiato così tanto per gli incolpevoli partecipanti agli incontri al buio. Infatti, devo dire che almeno il finale è coerente con il costrutto precedente: non poteva che finire così, chi lo critica si è perso evidentemente tutto il resto. Peccato perché alcune pagine sono divertenti, ma la spiccata antipatia che ho sviluppato per la protagonista non me le ha fatte godere come si deve. L’accostamento della traduzione italiana del titolo, come al solito fuorviante, accosta due donne lontane anni luce. Mi dicono che nei romanzi successivi l’autrice, Isabel Wolff, abbia fatto meglio. Voi che mi dite? Conoscete l’autrice e siete d’accordo? Anche voi per sposarvi fareste di tutto, come la nostra Tiffany Trott? Raccontatemi le vostre esperienze con gli incontri al buio, se vi va! 🙂

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Domani mi sposo – Alison Sherlock

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Single jungle: uomini, drink e caccia grossa – Sarah Mlynowski

Inauguro con Sarah Mlynowski e questo romanzo super vintage la serie “libri da ombrellone”, quei libri a cui non chiedi nulla se non di farti divertire, appunto, sotto l’ombrellone. Single jungle è il primo romance dell’autrice canadese, che mi ricordo avevo trovato come allegato a Cosmopolitan e pubblicato nella collana Red dress ink di Harlequin Mondadori. E’ uscito nel 2001, sull’onda del grande successo di Sex and the city  e racconta le vicende tragicomiche di ragazze che tentano di farcela da sole. Senza uomini. Ci riusciranno?

Trama

Jackie Norris è stata appena mollata via e-mail da Jeremy, partito per la Thailandia per ritrovare se stesso. Ma la ragazza ha intenzione di reagire. Invece di chiudersi in casa a piangere, decide di dedicarsi alla caccia grossa. La preda? Un nuovo fidanzato. C’è solo un piccolo problema: tutti gli uomini che incontra hanno le mani sudaticcie, sono lunatici, pieni di tic, poco galanti, troppo galanti o morbosamente interessati al suo arredamento! 

Confusione post laurea

Immaginatevi la situazione: ti trasferisci per amore (mai, per carità!) a Boston e lui che fa? Ti molla via e-mail per andare dall’altra parte del mondo a ritrovare se stesso. Neanche puoi confidarti più di tanto con le amiche: una è a New York e non fa altro che lavorare, un’altra è ultra fidanzata e aspetta solo l’anello, la terza ti accompagna nelle scorribande notturne all’Orgasm (!) per accalappiare un buon partito. Per di più, lavori all’agenzia Cupido come editor di romanzi rosa (il mio sogno segreto) e i tipi che incontri sono tutti uno più strano dell’altro. C’è gente che per molto meno si è suicidata.

E ora? 

Chi ha criticato Sarah Mlynowski non è entrato nello spirito della storia. Che secondo me incarna perfettamente la confusione di una ventenne non solo di fronte al fallimento della sua storia d’amore, ma anche al cospetto delle sfide che l’attendono. Chi di noi dopo la laurea non ha pronunciato la fatidica frase: e ora? sentendosi gelare? E chi di noi non ha accettato per il vile denaro un lavoro che definire palloso suona come un complimento? Ecco, se avete vissuto questi due momenti tragici, e anche se riuscite solo a immaginarli beati voi, riuscirete a ridere delle disgrazie di Jackie. Tra cui includerei anche una sorella piccola da consolare, una madre pazza da arginare, un padre lontano da sintonizzare.

Un chick lit che mantiene le promesse

E un uomo nuovo da incontrare. Insomma, Single jungle è un chick lit che fa il suo dovere, mantiene le promesse “da ombrellone”. Soprattutto nel finale, uno dei più riusciti in assoluto. Perché quando una donna impara a navigare nella jungla selvaggia dei single, non c’è uomo che possa arginarla.

La regina della casa – Sophie Kinsella

La regina della casa di Sophie Kinsella dimostra la mia teoria che, per quanto un romanzo non stia appassionando, conviene sempre arrivare fino in fondo. Perché non puoi mai sapere cosa succederà qualche pagina dopo. E, soprattutto, non saprai mai come va a finire. Non metterò La regina della casa tra i miei libri preferiti, però Sophie Kinsella riesce sempre a convincermi per la sua rara dote di coniugare umorismo e ironia a una sana e ogni tanto necessaria riflessione sulla vita…

Trama 

A soli ventinove anni, Samantha Sweeting è la star di un noto studio legale di Londra. Pochi minuti di una sua consulenza valgono una fortuna. Lavora giorno e notte ed è tutta concentrata sulla carriera. Ma proprio mentre aspetta con ansia di essere nominata socio si accorge di aver commesso un errore che le costerà il posto. Sconvolta, fugge dall’ufficio e si ritrova in aperta campagna. Si ferma davanti a una splendida villa e per un malinteso viene scambiata dai proprietari per una delle candidate al posto di governante. E viene assunta, senza che i suoi datori sappiano che Samantha è sì una ragazza dal quoziente intellettivo stratosferico, ma non ha la più pallida idea di cosa significhi tenere in ordine una casa…

Work life balance  

Confessiamolo: il disagio che prova Samantha è lo stesso che ogni donna sperimenta almeno una volta nella vita. Carriera? Amore? Entrambi? E se scelgo uno dei due, o entrambi, che prezzo dovrò pagare? In pratica è quello che chiamano il problema del work life balance. O in italiano, se possibile con un termine ancora più brutto, conciliazione tra tempi di vita e di lavoro. Lei se ne accorge solo per un caso fortuito: un errore nel suo posto di lavoro non è tollerato e lei viene silurata immediatamente. Che si fa in questi casi? La cosa migliore è allontanarsi, prendere le distanze da tutto e da tutti. Anche in questo caso, Samantha sceglie questa via solo per caso, perché sta scappando. Non vi dico come prosegue per non fare spoiler. Anticipo solo che a Samantha servirà un po’ di tempo e qualche prova da superare per capire che la vita è una sola e che non puoi viverla come vorrebbero gli altri. Né che puoi avere tutto se non rinunci a essere miss perfezione.

Promosso? Ni

Mi piace Sophie Kinsella perché nasconde sotto strati di zucchero a velo temi importanti, utilizzando uno stile apparentemente frivolo e ironico che risulta ancora più efficace. Peccato che questo romanzo prenda il volo troppo tardi, nei primi tre quarti l’avrei classificato come uno dei suoi peggiori tra quelli letti. Troppi stereotipi, troppo surreali i guai in cui si caccia Samanta. Andiamo, chi può credere che in due fine settimana di corso di cucina si possa imparare a cucinare manicaretti per 20 persone a tavola? In più, mi è dispiaciuta l’ambientazione. Scarsissima: insomma, Sophie, le Cotswolds sono uno dei posti più belli del mondo! Faccele sognare, no? Per fortuna, sono intervenuti due elementi finali a correggere il tiro: il primo, è stata citata la mia amata Cornovaglia, e già questo mi sarebbe bastato. Il secondo, è il siparietto comico con Dominic e il cameraman che, lo confesso, mi ha fatto morire dal ridere. Alla fine, La regina della casa è quasi promosso.

Curiosità

La traduttrice italiana di Sophie Kinsella è stata in qualche caso, non in questo,  la scrittrice piemontese Stefania Bertola.

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Il mio viaggio letterario: sulle tracce delle grandi scrittrici

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