Salisbury: la Magna Charta e l’orologio più antico del mondo

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Dai porti selvaggi della Cornovaglia alla “città in campagna”, così viene chiamata Salisbury. Mi trovo nella contea del Wiltshire, sulle rive del fiume Avon, come Bath. Stavolta con l’alloggio siamo sfortunati, i due che ci ospitano sembrano studenti poco puliti. Ci tengono però a precisare che sono lavoratori, anche se hanno appena perso il lavoro. Lo stato della casa non depone certo a loro favore come impiegati zelanti, però è troppo tardi per cercare un’altra sistemazione e in fondo passeremo qui solo due notti. Il resto del tempo abbiamo cercato di stare il più possibile fuori di casa. Questo per darvi un’idea dell’ambiente. Le uniche cose positive, il prezzo e la posizione, a ridosso del centro.

Città in campagna mi sembra un nome azzeccato. Basta spostarsi di poche centinaia di metri dal nucleo abitativo per ritrovarsi in aperta campagna ed è probabile che debba a questa ubicazione la sua fortuna. Visitiamo per prima la cattedrale, che è anche il motivo principale per cui abbiamo scelto Salisbury come tappa. L’edificio è considerato uno dei maggiori esempi del primo gotico inglese e fu costruito tra il 1220 e il 1258 per sostituire la cattedrale di Old Sarum.

La cattedrale 

L’esterno è imponente, con una guglia visitabile di ben 123 metri e un chiostro di oltre 32 ettari, rispettivamente la più alta e il più esteso della Gran Bretagna. Oltre che imponente, è anche insospettabilmente tranquillo, per essere  così famosa. Vi suggerisco di fare come noi. Trovatevi lì al mattino prima dell’apertura, così potrete girare con calma il chiostro e scattare foto da una buona prospettiva. Non per giocare con i costumi da carcerato e la ghigliottina a disposizione di tutti, sia chiaro!

La Magna Charta 

All’interno, la Magna Charta e l’orologio più antico del mondo mi hanno colpito particolarmente. La prima è una carta del 1215 redatta dall’Arcivescovo di Canterbury per raggiungere la pace tra l’impopolare re Giovanni d’Inghilterra e un gruppo di baroni ribelli. Nelle intenzioni, doveva garantire la tutela dei diritti della chiesa, la protezione ai baroni dalla detenzione illegale, la garanzia di una giustizia rapida e la limitazione sui pagamenti feudali alla corona. Nonostante sia stata più volte modificata da leggi parlamentari, possiamo considerarla ancora oggi una sorta di costituzione della monarchia britannica. A Salisbury sono esposte alcune pagine di una delle uniche quattro copie esistenti al mondo, che secoli fa furono scritte in pelle di pecora, motivo per cui si sono conservate fino a oggi. I fogli vennero scritti con penna d’oca e latino medievale abbreviato e ciascuna copia venne marcata con il grande sigillo reale, realizzato in cera d’api e ceralacca. Pochissimi sono sopravvissuti e a Salisbury abbiamo potuto vedere anche il sigillo.

Il sigillo

IMG_6496Una cortese signora addetta di sala, appena mi ha visto aprire il cassetto in cui sono conservati questi cimeli e soffermarmi per un po’, si è avvicinata e mi ha detto che il sigillo reca su un lato King John (per intenderci, quello di Robin Hood ma lei questo non l’ha detto) sul trono e sull’altro sempre Re Giovanni a cavallo. I fogli sono fitti fitti di contenuti, perché la carta costava molto ed era necessario occuparne tutto lo spazio possibile prima di girare pagina. Lo stesso sistema che secoli dopo userà anche Jane Austen per scrivere lettere all’amata sorella.

L’orologio più antico del mondo

IMG_6507Sempre all’interno della cattedrale, ho potuto ammirare l’orologio funzionante più antico del mondo. Completamente diverso da come me l’aspettavo, è un meccanismo “grezzo”, senza quadrante perché al suo posto c’era la campana che suonava i rintocchi. Mi è molto dispiaciuto non aver potuto ascoltarne i rintocchi, perché oggi viene utilizzata solo in determinate occasioni. O almeno così recita il cartello alla base dell’orologio. Dietro l’orologio, c’è una bella fonte battesimale e proprio quando sono passata io stava finendo un battesimo.

Dal portone di uscita, ho girato a destra quasi per caso, perché in lontananza ho visto una stradina pittoresca e una porta in fondo. In realtà, ci siamo ritrovati nel Cathedral Close, la via del Sarum college, con le targhe sulla strada in ricordo delle personalità di spicco che hanno vissuto e lavorato a Salisbury. Tra le altre, ci sono quelle di William Golding, premio Nobel per la letteratura nel 1983 maestro di scuola elementare, e Charlotte Cradock, la moglie di Henry Fielding. La donna ispirò il personaggio Sophia Western nel romanzo del marito, “Tom Jones”.

La via dei negozi

Dopo aver varcato il portone, girando a sinistra, ci siamo ritrovati in Market street, la via principale della cittadina, molto vivace e piena di negozietti. Peccato che purtroppo la domenica siano in gran parte chiusi. Abbiamo fatto solo una breve sosta da Reed, una panetteria sulla piazza che sforna pane di ottima qualità a lievitazione naturale e ci siamo seduti a mangiare un panino indubbiamente più buono di quelli pronti. Sotto a…un monumento. A mia parziale discolpa, giuro di non aver capito di trovarmi dentro un monumento, credevo fossero semplici panchine.

In realtà, ho pranzato all’interno del Poultry Cross, che originariamente delimitava l’inizio dell’antico mercato. Costruito nel 14° secolo e modificato nel 18°, si trova all’incrocio tra Silver e Minster Street ed è l’unico rimanente degli originali quattro “cantoni”. Dopo questo sacrilegio, e considerando che è ancora presto, decidiamo di raggiungere  a piedi l’Old Sarum, il sito su cui originariamente era stata edificata la cattedrale poi abbandonata.

L’Old Sarum

E’ una bella passeggiata di 3 o 4 km, che attraversa il Victoria park per poi inoltrarsi sulle colline che circondano Salisbury. Vi consiglio di farla perché offre una vista diversa della città. Sicuramente non battuta dalla maggior parte dei turisti, vi farà capire perché la chiamano la città in campagna. Arrivati lì, abbiamo trovato una sorpresa. La tariffa consigliata per visitare il vecchio castello (old castle) è piuttosto alta e il sito stava per chiudere. Abbiamo quindi preferito girare per l’area verde antistante, dove si trovano invece i resti dell’antica cattedrale. Di quest’ultima è ben riconoscibile la pianta e l’ho trovato un posto di grande pace. Se avete abbastanza spazio passateci perché merita.

Il rientro

Al ritorno, ci siamo quasi persi nei campi perché io che sono fissata e voglio sempre accorciare provando strade nuove. Perciò ho importunato un “villico” nel suo garage pur di estorcergli l’informazione che mi serviva. “Dimmi ti prego che non ci siamo persi e che non dovrò tornare indietro e riattraversare i campi”. Anche perché ha anche cominciato a piovere e di sprofondare nel fango proprio non ne ho voglia.

Finalmente, grazie alle sue indicazioni di britannico scettico convinto che gli stranieri che vaganomper i campi finiranno per perdersi, siamo riusciti a trovare Devizes Road. Che è un buon punto per parcheggiare se non pernottate o per cercare un b&b se vi fermate più di un giorno. Sempre facendo attenzione a quello che prenotate, mi raccomando.

Domani, per calmare la nostalgia canaglia che mi attanaglia, hanno promesso di portarmi di nuovo sulle scogliere. Non quelle della Cornovaglia, ma sette sorellone che vale proprio la pena di vedere…

(continua)

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