Liala, l’amore per il lago dei ricordi

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Per il Book Club Pec stiamo leggendo Liala. Finita la prima settimana di lettura solitaria, da oggi e fino a lunedì prossimo, ci confronteremo sulle ambientazioni scelte da Liala per i suoi romanzi, che hanno venduto più di 10 milioni di copie. Perché tanto successo? Attraverso i suoi romanzi, cercheremo di capire cosa fa di lei, ancora oggi, la regina del romance italiano. E lo faremo prendendo spunto dal programma Rai Il segno delle donne, che ha dedicato la puntata di apertura della stagione 2021/2022 proprio a Liala.

Liala, una venditrice di palpiti

“Liala era una venditrice di palpiti. Vendeva palpiti dalla sua villa La cucciola di Varese, che era insieme la sua dimora e il suo eremo. Lì si era ritirata per far sognare le sue lettrici e i suoi lettori”.

E dal suo eremo, Liala rivede il suo lago “Ripenso al mio lago, il lago di Como, lo vedo sempre di notte, con la luna che ci si specchia sopra e lascia quella bella scia luminosa. E poi da lì le cose vengono da sole”.

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Fonte: https://dissensiediscordanze.com/2014/06/liala/

Cos’è il lago per Liala?

Tutto. Ho passato gran parte dell’infanzia e dell’adolescenza sul lago di Como tra Urio e Carate, nella casa dei nonni materni. Il mondo taceva, io ero sola, il lago era tutto mio, il dondolare della barca, il mormorare dell’acqua…”

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Un mix di nobiltà e praticità

La nonna paterna era nobile, da lei ho imparato il saper vivere nella società di allora. Ho avuto anche una nonna olandese, figlia di un piantatore di fiori e patate. L’altra era l’inchino, non si doveva dire, non si doveva, fare, con la nonna olandese potevo fare tutto quello che volevo”. Un mix di buone maniere e indipendenza che ne hanno fatto un personaggio unico nel panorama editoriale dell’epoca.

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Spesso sceglie l’aviazione per ambientare i suoi romanzi. Perché? Perché Liala iniziò a scrivere per superare la morte del suo grande amore, che durante una gara di aviazione precipitò col suo aereo nel lago di Varese. “E di colpo io mi sono ritrovata malata. E sola. E mi sono sfogata raccontando tutto quello che potevo raccontare di aviazione“. E così Signorsì, il suo romanzo d’esordio, fu subito un grandissimo successo.

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Via ai commenti!

Parliamo, allora, di ambientazione. Vi ritrovate in qualcuna delle caratteristiche di cui abbiamo parlato? La ritrovate nel romanzo che state leggendo? Dove è ambientato? Come descrive l’ambiente in cui si muovono i suoi personaggi? Raccontatemi i vostri pensieri nei commenti!

Leggi anche:

Liala per il book club di Novembre. Leggi con noi?

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3 commenti

  1. Io sono a Milano. Il protagonista è svedese e quando arriva la città gli mette tristezza, anche perché è lui a essere triste e sconsolato, quindi l’unica cosa che vede è la nebbia. “Milano era triste. Non pioveva e tuttavia le strade erano bagnate. La nebbia consentiva di vedere le cose solo quando l’automobile giungeva a dieci metri da esse”. “E guardò Milano illuminata. Ma davanti a ogni globo, a ogni insegna luminosa, a ogni luce, c’era un velo chiaro: nebbia leggera”. A un certo punto la protagonista gli chiede se Milano gli piace. Lui risponde così: “Non è una bella città ma è come certe donne non belle e simpatiche che possono piacere più di tante bellezze classiche e raffinate”. Secondo me a Liala Milano piaceva poco!

  2. Soledad arriva a Nizza quando è prossimo il Natale. “Era prossimo il Natale. E Nizza scintillava dei suoi alti alberi carichi di luci, di palloncini, di stelle, di strisce argentee e colorate. Su per i grandi pini, giù per le piccole siepi, era un rincorrersi felice di piccole cose gentil, tutte adorne di luce. Pareva che luce nascesse dalla terra, dai rami, dalle fronde. E già l’aria aveva il caro odore delle cose che nascono nel giorno di Natale.

  3. Nessuno commenta? Inizio io. L’addormentato cuore è ambientato a Nizza e Liala introduce la cittadina francese con un’immagine che a me piace molto. “C’era una stella nel cielo e c’era il mare al di là dell’ampio Corso degli inglesi. Lunghe file di automobili percorrevano i due viali. E la grande passeggiata al mare, destinata ai pedoni, era invasa dalla folla. Tutto un mondo di gente d’ogni nazione andava per quella strada stupenda e lunghissima e diritta. E dalle quiete palme che salivano dal piccolo giardino sottostante la villa, nasceva un profumo di mare. Come se le foglie l’avessero assorbito, quel profumo, e lo restituissero piano piano.

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