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Chiara Moscardelli, Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli

Di Chiara Moscardelli non avevo letto mai nulla e ho iniziato dalla sua serie più famosa, quella di Teresa Papavero, Pap per gli amici. Una quarantenne irrisolta, o almeno così appare agli occhi della società e del padre. Talmente sfiduciata, che decide di tornare da dove è venuta, nel ridente paesino di Strangolagalli. Ridente, fino a un certo punto…

Trama

Superati i 40 anni Teresa Papavero, dopo avere perso l’ennesimo lavoro, decide di tornare a Strangolagalli, borghetto a sud di Roma nonché suo paese natio, per ricominciare in tranquillità. E invece la tanto attesa serata romantica con Paolo, conosciuto su Tinder, finisce nel peggiore dei modi: mentre Teresa è in bagno, il ragazzo si butta dal terrazzo. Suicidio? O piuttosto, omicidio? Il maresciallo Nicola Lamonica è assai confuso. Non lo è invece Teresa che capisce subito che qualcosa non va. 

Teresa incarna una generazione

La maledizione di Strangolagalli è il primo romanzo della serie, di cui l’11 ottobre 2023 uscirà il terzo libro. Ormai è tardi per consigliarvi libri da ombrellone, ma la serie di Chiara Moscardelli entra  a pieno diritto nei consigli per la spiaggia. Il romanzo è leggero, divertito, ha un buon ritmo. Teresa Papavero è una donna che incarna la generazione dei quarantenni che, se non corrispondono a uno standard predefinito, vengono trattati male dalla comunità e pure dai genitori. In questo caso, il padre. Solo che ognuno di noi ha il proprio modo di essere e sentire e, anche se la butti sul ridere, non è detto che le critiche non facciano male. E soprattutto, oltre al proprio sentire, tutti noi abbiamo delle qualità. Quella di Teresa? Ricordarsi nei minimi dettagli tutto, anche aspetti apparentemente insignificanti.

Da Strangolagalli con furore

Ed ecco che questa direttrice di b&b improvvisata, improvvisamente diventa centrale per la risoluzione dell’omicidio. In mezzo, ed è questo l’aspetto più riuscito del romanzo di Chiara Moscardelli, il microuniverso in cui Teresa Papavero si trova catapultata dopo aver lasciato Roma. In fondo, alle motivazioni del suicidio/omicidio (per non fare spoiler vi lascio il dubbio), un lettore appassionato di gialli arriverà presto. Il romance c’è, ma lasciato a metà, forse in vista di puntate future già pianificate (e sapete quanto non mi piaccia la cosa), ma in fondo è coerente con il personaggio della protagonista. Rimane la scelta di fondo, andarsene dalla città e trovare una propria strada, anche quando tutti pensano che ormai tu sia una causa persa. Chi di noi non farebbe il tifo per Teresa?

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Le Sette sorelle: quarto libro, CeCe

CeCe è una delle sorprese di questa mia estate di vacanze in città. Ne ho avute più di una, piano piano ve le sto raccontando. Questo è il quarto libro della saga di Lucinda Riley che leggo e non è che mi aspettassi grandi variazioni sul tema. Infatti non ce ne sono, ma la scrittrice inglese qui, secondo me, inizia a prendere confidenza con questa narrazione monumentale che ha ideato. Venite che vi racconto.

Trama

Da quando Star non vive più con lei, CeCe si sente sola, vulnerabile e inadeguata. Ha ormai perso tutto: il rapporto speciale che aveva con la sorella, e anche l’ispirazione per i suoi quadri. In fuga da una vita in cui non si riconosce più, si ritrova in volo per l’Australia, sulle tracce che il padre le ha lasciato prima di morire: una foto in bianco e nero e il nome di una donna sconosciuta. Ma quello che doveva essere lo scalo di una notte a Bangkok si trasforma nella prima tappa di un viaggio eccitante e avventuroso. Sulle meravigliose spiagge di Krabi, CeCe incontra Ace, un giovane affascinante, solitario e alquanto misterioso. Tra un bagno nelle acque cristalline e una cena romantica, Ace l’aiuta a scoprire la storia della sua antenata Kitty McBride, donna forte e coraggiosa, emigrata in Australia agli inizi del Novecento: sulla scia fatale di una rarissima perla rosata, Kitty si ritrova divisa tra l’amore di due fratelli rivali, e al centro delle trame di una famiglia che possiede un vero e proprio impero… Quando infine CeCe arriva nel caldo feroce del deserto australiano, la sua creatività si risveglia all’improvviso: forse questo continente immenso e selvaggio è davvero la sua casa?

Prima sorpresa: CeCe

Il personaggio di CeCe è sorprendente. Nel terzo libro, La ragazza nell’ombra, ci eravamo fatti un’idea di questa ragazza che non corrisponde alla realtà. Elemento che preoccupava, e non poco, anche la scrittrice. “ Temevo che i lettori si fossero già fatti un’idea sbagliata su di lei, leggendo i libri precedenti, perché l’avevo dipinta come dispotica e brusca“. In pratica, siamo caduti nel tranello di Lucinda Riley, la quale, giustamente, ci ricorda che “ci sono sempre due versioni della medesima storia“. Infatti, CeCe è una ragazza in cerca di se stessa, delle sue radici, ma anche delle sue capacità. La dislessia che l’attanaglia, è stata sempre un freno alla sua evoluzione, come artista e come donna. E anche quel guardarsi allo specchio e non sentirsi come le sorelle…perché? Un motivo c’è, e lo capiremo alla fine di questo romanzo.

Seconda sorpresa: gli aborigeni

Lucinda Riley ha compiuto un lungo lavoro di ricerca per questa saga, andando nei posti che ha poi descritto nei volumi. In questo caso, CeCe arriva alla Missione di Hermannsburg, vicino ad Alice Springs, in cerca delle sue radici. E lì conosce Albert Namatjira, il più famoso artista aborigeno australiano del Ventesimo secolo. Sul suo blog, Lucinda ci racconta che Hermannsburg era una missione luterana fondata nel 1877 da pastori della Germania del nord, ma diventò presto un villaggio interculturale. Uno dei primi pastori, Carl Strehlow, che tradusse la Bibbia nella lingua arrernte, ebbe un figlio, Theodor (Ted) che nella Ragazza delle perle è amico di Charlie. Divenne un famoso antropologo, e contribuì a diffondere nella società australiana la cultura arrernte. Il pastore Albrecht rilevò la Missione di Hermannsburg nel 1922 e insieme a Ted Strehlow, sostenne Albert Namatjira e i suoi compagni artisti aborigeni, adoperandosi affinché venissero costruiti più insediamenti aborigeni. Albert fu di ispirazione per altri giovani pittori aborigeni e successivamente fondò la scuola di Hermannsburg. Nel 1957, Albert e sua moglie Rubina furono i primi aborigeni a cui furono riconosciuti pieni diritti di cittadinanza.

Terza sopresa: le perle

Non credevo che la storia delle perle mi avrebbe appassionato. Invece, è andata proprio così. Mi sembra, e voi espertissimi di questa scrittrice mi confermerete o meno, che la saga libro dopo libro stia salendo di livello. La storia delle perle, e della perla maledetta, è vera, e mi ha ricordato la storia dei corallari di Sveva Casati Modignani in Palazzo Sogliano. Il fatto che a raccogliere le perle a mani nude mandassero le donne aborigene, attività molto pericolosa, non poteva non farmi pensare alle haenhyeo, le donne pescatrici coreane.
CeCe
E la storia in sé di CeCe, o come preferisco chiamarla io Celaeno? E’ interessante, ma a volte sembra che Lucinda Riley preferisca il passato al presente. Alcune scoperte che la quarta sorella fa su di sé avrebbero meritato, a mio parere, più spazio. Come i genitori di queste sorelle, quando va bene la storia si ferma ai nonni. Perché? Mi sarebbe piaciuto poterlo chiedere a Lucinda Riley direttamente, ma purtroppo non sarà possibile. L’unica cosa sicura, è che andrò avanti con la serie. Anche perché, in questo romanzo ha nascosto talmente tanti indizi, alcuni li ho colti e alcuni no, che non posso fare altrimenti!
E voi? A che punto siete? In ritardo come me, o avete già finito?

“Ci sono tantissime leggende sulle Sorelle, ma questa è solo nostra”.
Come fanno a essere simili in tutto il mondo?
Quando furono raccontate la prima volta, oltre duemila anni fa, non è che i Greci potessero mandare una mail agli Aborigeni, o i Maya parlare al telefono coi giapponesi. Che tra terra e cielo ci fosse un legame più grande di quanto avessi mai considerato?

La saga delle sette sorelle: tutti i titoli

  1. Le sette sorelle. La storia di Maia, 2015
  2. Ally nella tempesta, 2016
  3. La ragazza nell’ombra, 2017
  4. La ragazza delle perle, 2018
  5. La ragazza della Luna, 2019
  6. La ragazza del Sole, 2020
  7. La sorella perduta, 2021
  8. Atlas: la storia di Pa’ Salt, 2023

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Ne Parliamo a cena. Con Stefania Bertola

Stefania Bertola per me è ormai una garanzia quando si tratta di trovare storie leggere che mi facciano compagnia strappandomi un sorriso. I famosi libri da ombrellone per donne intelligenti, come direbbe Rosamunde Pilcher. Stavolta, ho letto uno dei primi libri pubblicati, quasi venticinque anni fa. Rispetto al mio preferito, che è e rimane Romanzo rosa, qui siamo agli albori della sua scrittura. Ma centra l’obiettivo di strappare un sorriso, quindi va benissimo. Venite che vi racconto.

Trama

Sofia è appena stata piantata dal marito e quel fetente, non contento di spassarsela con una collega, pretende anche di toglierle la casa. E il momento, dunque, di radunare le cugine per una cena di consulto. C’è Costanza, la voce narrante, che non si è mai sposata perché l’uomo che ama è già sposato; Bibi, divorziata ma che sogna di riconciliarsi col marito; Irene, sempre sul punto di separarsi, ma che non si decide mai, e Veronica, l’unica senza problemi e per questo terrorizzata che tanta felicità non possa durare in eterno.

Cugine antipatichelle

Lo dico subito: le cugine sono antipatichelle. Tutte tranne Veronica, forse, che ha talmente tanti bambini a cui badare, una pure presa in affido, che ha meno tempo per andare in giro a combinare guai. La peggiore è proprio la voce narrante, Costanza. Non perché riempia casa di Barbie e accessori di Barbie, o perché non si decida a lasciare un amante sposato con cui si prendono in giro da sedici anni, ma perché non c’è evoluzione. Per le altre sì, un minimo di cambiamento si verifica. Per lei pure, ma sempre dall’esterno, trascinata nelle decisioni importanti da qualcun altro. No donne, la vita va vissuta prendendosi delle responsabilità, ogni tanto. Grandi assenti, oltre alla palpitazione d’amore che si sfiora in un bacio, ma nulla di più, sono le zie e le cene. Le zie appaiono e spariscono all’occorrenza, quando avrebbero potuto essere delle compagnie gustosissime durante la lettura. Le cene ci sono, ma alla fine anche a loro viene assegnato un ruolo marginale.

Libro da ombrellone

Non la migliore Bertola, insomma. Però Stefania Bertola sa scrivere e alla fine porta a casa il risultato. Il famoso libro da ombrellone di Rosamunde Pilcher, che vi consiglio per qualche ora di lettura leggera, per staccare un po’ dalle fatiche quotidiane.

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Obsidian di Jennifer L. Armentrout, serie Lux

Jennifer L. Armentrout, inizia da Obsidian e dalla serie Lux la mia conoscenza dell’autrice. In colpevole ritardo, direi. Perché pur non trovando grande originalità nella storia che racconta, Obsidian mi ha convinto. Venite che vi racconto.

Trama

Kathy è una blogger diciassettenne che si è appena trasferita in un paesino del West Virginia, rassegnandosi a una noiosa vita di provincia. Noiosa finché non incrocia gli occhi verdissimi e il fisico da urlo del suo giovane vicino di casa, Daemon Black. Poi quell’incredibile visione apre bocca: arrogante, insopportabile, testardo e antipatico. Fra i due è odio a prima vista. Ma mentre subiscono un’inspiegabile aggressione, Daemon difende Kathy bloccando il tempo con un flusso sprigionato dalle sue mani. Sì, il ragazzo della porta accanto è un alieno. Un alieno bellissimo invischiato in una faida galattica, e ora anche Kathy, senza volerlo, c’è dentro fino al collo. Salvandola, l’ha marchiata con un’aura di energia riconoscibile dai nemici che li hanno aggrediti. L’unico modo per limitare il pericolo è che Kathy stia più vicina possibile a Daemon…

Una scrittrice sicura di sé

Come vi dicevo all’inizio, niente che faccia gridare al miracolo. Ci sono gli alieni, le battaglie tra due mondi, un’ingenua studentessa americana che finisce in mezzo. Più o meno una storia già vista o letta. Scritta bene, però. Nessun calo di ritmo, due protagonisti simpatici, la parte romance ben strutturata e quella fantasy che regge. Ovviamente, essendo il primo libro di una serie di otto, Jennifer L. Armentrout lascia molti aspetti senza luce, è il caso di dire, e per sapere tutto non resta che andare avanti con le altre uscite. Non so se ho voglia di proseguire, potrei anche fermarmi qui perché la storia ha una sua conclusione. Finalmente una scrittrice sicura di sé, che non lascia portoni spalancati per costringere il lettore a comprare il seguito.

Luce tenue

Le uniche perplessità sono su alcuni aspetti di contorno. Uno mi ha fatto sorridere: come fa un alieno a fondere un pc ma a lasciare lo smartphone perfettamente funzionante? 🙂 Quello che un po’ mi è mancato, invece, è il resto della cittadina, che rimane sullo sfondo, qualche volta nominato da Kathy, ma rimane evanescente, potrebbero di fatto essere ovunque.

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Saki Murayama, cerca il gatto bianco dei desideri

Saki Murayama è una scrittrice giapponese che ha raggiunto un buon successo di pubblico con una serie di romanzi ambientati nell’immaginaria città di Kazahaya. In italiano ne è uscito uno, con il titolo A volte basta un gatto. Sarà vero che un gatto bianco possa esaudire un desiderio? Venite che vi racconto.

Trama

Un vecchio grande magazzino nasconde un segreto: tra gli scaffali si aggira un gatto bianco, capace di esaudire i desideri. Se si incrocia il suo cammino quell’abbraccio, quel gesto, quell’incontro che si sono solo immaginati possono diventare realtà. Scovarlo è la speranza di molti. Isana, addetta al grande ascensore di cristallo, vorrebbe aiuto per una turista che cerca la madre, andata via quando lei era bambina; Sakiko, titolare del negozio di scarpe, vorrebbe riappacificarsi con l’amica del cuore, non si parlano più da anni. Il manager del reparto lusso, Kengo, sa che il gatto bianco può rivelargli chi è la donna che l’ha abbandonato dopo averlo partorito, mentre Ichika, che gestisce l’archivio del magazzino, non spera altro che di incontrare il suo lui. Tutti hanno un sogno, un desiderio, una speranza da affidare al misterioso felino che si cela tra quelle mura. Tutti hanno un passato doloroso o un futuro che appare incerto. Perché in fondo non esiste gioia senza un po’ di difficoltà. Ma forse, affinché la vita sia più luminosa, non è importante che ogni cosa si avveri così come la si è immaginata. Forse basta solo sognare ardentemente perché quella sensazione sopita riaffiori insieme a un nuovo sorriso, a una nuova certezza, a una nuova felicità.

Perché la magia accada, devi superare le prime pagine

Il claim che accompagna questo libro di Saki Murayama è semplice ed efficace. Bastano poche e semplici regole perché la magia accada:
1. Pensa alla cosa che desideri di più.
2. Entra nel grande magazzino.
3. Tieni gli occhi aperti e cerca il gatto bianco.
4. Se avrai la fortuna di incontrarlo, lui esaudirà il tuo desiderio.

Aggiungerei un punto 5. Perché la magia accada, devi superare le prime pagine. Purtroppo, la storia meno avvincente è stata piazzata per prima e questo, secondo me, ha portato i giudizi medi dei lettori italiani a non essere proprio positivi. Io, però, voglio darvi un consiglio: superate la prima parte della prima storia e poi decidete se andare avanti o meno.

La speranza di rinascere 

Dalla seconda storia in poi, saprete cosa vi attende. Un racconto sulla vita di un centro commerciale, pieno zeppo di aneddoti, fatti apparentemente insignificanti, riflessioni e pensieri di chi lì dentro ci lavora. Persone che danno l’anima per un posto che dà felicità alle persone, che offre un sogno, la possibilità di realizzare un desiderio. Un centro commerciale che ha rappresentato, per questa piccola cittadina, la speranza di rinascere dopo gli orrori e la povertà della guerra. E che, anche se ormai è superato e antiquato, nessuno vuole veder chiudere. Non avrebbe permesso che il luogo che era nei ricordi di tante persone diventasse una rovina. E nemmeno un lotto di terreno vuoto. Senza dubbio avrebbe protetto quella terrazza sul tetto affinché, anche in futuro, potesse diventare il posto dei ricordi di qualcuno.

Ricordi d’infanzia 

I ricordi, l’infanzia. E’ questo che rappresenta questo centro commerciale ed è quello che i protagonisti ci raccontano, pagina dopo pagina. Perché quando hai una memoria felice, quando hai dei ricordi, di sicuro il tempo che hai passato a sognare non è andato sprecato. Pur esaurendosi in un sogno non realizzato, anche se non si è riusciti a covare un uovo chiamato sogno fino a dargli la forma della realtà, se il tempo stesso in cui si è tenuto stretto quell’uovo è stato bello, allora senza dubbio va già bene così. Ci vuole pazienza e attenzione nello sfogliare questo album di ricordi creato da Saki Murayama. E tante considerazioni suoneranno strane o esagerate alle nostre orecchie occidentali. Oppure, come è successo a me, non troverete nessun ricordo legato a un centro commerciale nella vostra memoria, se non le scale mobili, nel mio caso. Ma questo non mi ha impedito di apprezzare questa lettura, anche se penso che la scrittrice abbia voluto inserire troppi elementi. Perché le caramelle quando c’era già il gatto? Però il fantasy funziona e, se entrerete nello spirito di questi teneri e bravi dipendenti, comincerete a immaginare questa cittadina, Kazahaya. Chissà che l’avventura non possa continuare con altre traduzioni. 

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