Romancè, puntata 3: Sangue in canonica

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Romancè continua con la terza puntata del racconto. Torniamo un attimo indietro, alla giornata dell’omicidio. Chi è arrivato sulla scena del delitto? Se state leggendo il racconto, lasciatemi un commento alla fine, così saprò che siete passati!

***

Romancè, il 14 luglio 2021

“Mai nessuno che trovi un cadavere alle 11 di mattina, dopo che uno si è bevuto succo d’arancia corretto e cornetto con calma, mentre legge il giornale. No, troppo facile. Porca miseria, ciò la barba di tre giorni e i capelli unti”.

“Dirameremo un appello agli assassini: per cortesia, l’ispettore vuole sbarbarsi, lavarsi e desinare. Rispettate le ore di silenzio condominiale, grazie”.

Con un singulto rassegnato, l’ispettore poggiò la testa indietro e chiuse gli occhi. Ma porca miseria 2, in fumetti, libri e telefilm, l’agente è sempre un mezzo cretino e il capo quello col cervello. Proprio a lui doveva capitare l’agente sveglia, ironica e pure belloccia. Che barba, che noia. La verità è che lui non vedeva l’ora di andarsene in pensione, come Bloch. Solo che Bloch aveva la concreta speranza di andarci, in pensione, e gli sembrava di aver letto che Bonelli alla fine ce l’avesse mandato. Ma lui? Neanche quarant’anni e neanche un caso fallito, finora. Grazie alla belloccia, mica a lui. E Bloch era pure pelato, lui neanche quel favore aveva ricevuto. Quanto avrebbe resistito ancora tra teste rotte e pistolettate in mezzo alla strada? Quel lavoro non faceva per lui, chissà perché l’aveva scelto poi, ci pensava e ripensava, ma non riusciva proprio a ricordarselo.

“Siamo arrivati. Se resiste dieci minuti senza vomitare, dopo le offro un caffè”.

Un caffè, dio quanto ne avrebbe avuto bisogno. Le sei di mattina, già un caldo bestia che si affacciava, e lui che stava per entrare in chiesa. E con il vomito come unico punto in comune con il povero Bloch. Speriamo che almeno stare a stomaco vuoto mi aiuti.

“Ha bisogno di un antiemetico?”, sogghignò la belloccia.

“Le preparo un tè?”, si preoccupò la perpetua.

Bella coppia la poliziotta e la perpetua. Neanche fossimo in un giallo di Padre Brown.

“No, grazie. Lasciatemi osservare con attenzione, per favore”.

Il medico legale si limitò a lanciargli un’occhiata disgustata, per la serie “ma chi t’ha raccomandato?”, prima di tornare alle sue foto.

Belloccia scattava foto a ripetizione e scriveva appunti sul suo mini blocco. Tutto, dal copri cellulare al pennino, era rosa con paillettes argento. Eppure, la perpetua e il medico legale la guardavano con rispetto, in attesa delle sue domande. Lui avrebbe pure potuto annegare nelle paillettes e nessuno se ne sarebbe accorto.

“Le forbici nel petto possono averlo ucciso secondo lei?”, sguardo e richiesta diretti, come al solito.

E sagaci. Meno male che al dinoccolato avevano affiancato la belloccia, pensava il doctor, altrimenti saremmo diventati lo spin off italiano di Cold case.

“Difficile dirlo. Potrebbe essere, ma il colpo non sembra inferto con particolare ferocia”.

“Una donna”; il dinoccolato pareva essersi ripreso. Faceva sempre così, neanche i parenti del morto di turno diventavano verdi come lui.

“O una persona anziana. Un bambino. O qualcuno che non voleva uccidere”, sussurrò Belloccia a nessuno in particolare, forse al taccuino.

“Praticamente una folla, hahaha”, la spiritosaggine del dinoccolato cadde nel vuoto.

“Devo approfondire in laboratorio. Intanto posso dirvi che l’omicidio è collocabile tra mezzanotte e le tre del mattino.”.

“Il don si coricava non più tardi delle 21, tutti giorni. Ieri, però, l’ho sentito muoversi per la canonica intorno alle 23”, la perpetua voleva accelerare i tempi e si era messa a parlare senza essere interpellata.

“L’ha sentito? Non l’ha visto?”, rimbeccò subito Belloccia. Non le sfuggiva niente, inutile.

“No, non l’ho visto. Quando sono uscita per chiedergli se gli servisse qualcosa, aveva già richiuso la porta della stanza”.

“Allora come fa a essere sicura che fosse lui?”

“Dai passi. Ha, cioè aveva, una camminata particolare, strascicava leggermente una gamba. Diceva di essere nato così”.

“Ma lei non ci crede”. Era una constatazione, non una domanda.

“Io non so niente. Se non vi servo, mi trovate di là”, il riccio si era richiuso appena aveva sentito odore di guai.

“Arriviamo tra poco. Finiamo qui con il dottore. Lei eviti di toccare qualsiasi cosa finché i tecnici non avranno finito di effettuare i rilievi”.

Il medico legale nel frattempo si era rialzato: “Io qui ho finito. Vi farò sapere al più presto i risultati degli esami”.

“D’accordo. Noi andiamo a raccogliere la testimonianza della perpetua e poi facciamo un giro qui intorno”. Dinoccolato quando si svegliava sembrava quasi efficiente.

All’uscita, i due poliziotti trovarono una piccola folla di curiosi ad aspettarli. Erano ormai le otto, il bar e l’edicola erano lì vicino, far finta di passare e ammirare il paesaggio non era poi così difficile. Come nascondersi dietro a un albero per osservare meglio i tutori dell’ordine. Aveva imparato a non sottovalutare mai gli avversari, altrimenti avrebbe detto che si trovava davanti una coppia di sfigati. Meglio così, il suo piano aveva bisogno di complici. Consapevoli o inconsapevoli…

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